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Stories dal matrimonio Fedez-Ferragni

Un'anticipazione del pazzo reportage da Noto di Michele Masneri e Andrea Minuz in edicola nel Foglio di lunedì 3 settembre

1 Settembre 2018 alle 19:57

Stories dal matrimonio Fedez-Ferragni

Fedez e Chiara Ferragni a Noto (foto Instagram)

Noto (Siracusa). Siamo infine giunti qui, imbarcati a Fiumicino e atterrati  in questa terra aspra e generosa, nella “splendida cornice” del barocco siciliano, come scrivono i professionisti del ramo “wedding”, inseguendo il fil rouge e la punta dell’iceberg di questa lunga estate sovranista che, come ogni grande romanzo, doveva chiudersi con un matrimonio. L’estate italiana dei ponti di Genova, dei selfie ai funerali, degli arancini per i migranti della Diciotti finisce con un altro sbarco in Sicilia: celebrities, influencer, fashion blogger, youtuber che accorrono al matrimonio di Chiara Ferragni e Fedez, il matrimonio dei Ferragnez. Com’è noto, a Noto, per tre giorni di festeggiamenti.

 

Michele Masneri: Tutto è iniziato venerdì, con la festa in piazza. Il paese transennato dalle sedici, ce lo dice anche il nostro Airbnb, “venite prima sennò non potete più parcheggiare”. Caldo insopportabile, luce accecante, ma Noto è ancora piena di turisti che si mischiano con le folle e gli invitati del royal wedding. Auto della polizia, polizia urbana, carabinieri, protezione civile presidiano via Nicolaci dove sorge l’omonimo palazzo, e dove si tiene la cena-party di venerdì sera che inaugura le nozze Ferragnez.  E’ una traversa del corso Vittorio Emanuele, tutta ripida, che sale su in alto, blindata tipo zona rossa di Genova. La via, lunga 122 metri e larga 7, è la via dell’Infiorata, e viene ricoperta di fiori l’ultima domenica di maggio. Quattro ragazzi con uniforme (gruppo “Petali d’arte di Noto”) stanno sistemando un enorme medaglione di garofani bianchi e fucsia con la scritta anzi il brand Ferragnez. La folla si accalca contro le transenne. Un poliziotto molto gentile spiega: “questo è un ottimo punto per vedere il red carpet”. Una signora molto agitata: ma è aperta la mostra di Frida Kahlo? Sì signora, ma è nell’altro palazzo, non qui (turismo riflessivo). Poi arriva una signorina un po’ abbronzata e scocciata, “scusate siamo invitati, dobbiamo tornare all’hotel”, la folla all’inizio non ci crede molto perché lei ha un look molto local, e poi non ha il badge, la spilletta dei Ferragnez. Improvvisamente le ali di folla si aprono, sulla fiducia, poi un fotografo: “prego Gilda, da quella parte!”. E tutti: “Gilda! Gilda!”. Ma chi è? “Gilda Ambrosio!”.

 

Andrea Minuz: Googliamo: ex fidanzata di De Martino ma fondamentale instagrammer napoletana, ha aperto una sua linea di vestiario che si chiama “Attico”. E’ una Ferragni partenopea (anche nel look, assai abbronzato e più in carne, più Kardashian). Solo 376 mila followers ma una delle 30 influencer più potenti del mondo secondo Forbes. Un ragazzino biondo ossigenato: “Frega un cazzo, io son qui solo per Totti” (ma Totti non arriva e non arriverà). Sul corso, al caffè Cassaro, una folla strizzata contro la vetrina. Chi c’è? “Luis con Giusy Ferreri”. Scusi, non abbiamo capito, chi con Giusy Ferreri? Il pubblico, età media quattordici anni, si impietosisce, un giovane fan ci dice: “Luis Sal!”, è uno youtuber, sa cos’è YouTube?”, ci spiegano, tipo anziani rincoglioniti.   

 

La folla aspetta gli invitati a Noto

 

MM: In una perfetta sincronia, il red carpet è proprio in faccia al Caffè Sicilia, il bar italiano ormai più importante del mondo dopo che Chef’s Table, massimo programma culinario di Netflix, ha narrato le gesta del suo proprietario, Corrado Assenza, in una storia di redenzione italiana meridionale potente almeno quanto quella di Elena Ferrante. Bar di antiche generazioni, lui si era trasferito a Bologna, in continente,  ma poi il locale rischiava di andare perso e ha sentito il richiamo della tradizione di famiglia, dunque ritorno, rinnovamento nel segno degli ingredienti naturali, chilometri zero, filiera corta, eccetera. “Il bene che ha fatto il Caffè Sicilia a tutta la Sicilia, e non solo alla Sicilia, all’Italia, è incredibile”, ha detto forse esagerando lo chef tristellato Massimiliano Alajmo. Dopo che abbiamo faticosamente guadagnato un posto al tavolino del rilancio siciliano, chiediamo a un cameriere se il grattacheccaro-star è parlabile. Lui dice che il titolare “sta elaborando”, chiede se abbiamo un appuntamento. Assaggiamo nel frattempo una degustazione di granite (cappuccino, caffè, mandorla di Noto).

 

AM: Entrano ed escono paese reale, élite, colletti delle polo rialzati, borselli e pochette e influencer milanesi e cougar catanesi; esce anche Bebe Vio, e un’invitata in particolare molto elegante con grandi chemisier lunghissimi, molto “french riviera”, molto “To catch a thief” accompagnata da due ragazzi eleganti, uno in bianco, tutto in lino, con dei pantaloni a vita altissima, subito da noi rinominati “sua grazia” e “il torero”

 

MM: Sua grazia e il torero li avvistiamo varie volte, vanno e vengono, entrano ed escono dalla zona rossa, il torero filma gli altri due. Nel frattempo un signore con aria pazzerella si siede al nostro tavolo, con due grandi borse della spesa. Dopo mezz’ora il grattacheccaro-star arriva, è simpatico e modesto e sporco di granita.

 

AM: “Sono partito da Noto vent’anni fa”, dice Corrado Assenza, “e quando sono tornato la prima cosa che mi è rimasta impressa è la luce; non era la luce di quando era partito, poi ho capito: prima gli intonaci delle chiese, delle scalinate, dei palazzi, erano tutti neri, ammuffiti, il colore dominante era il grigio, ora è tutto bianco”. E questo bianco cambia la luce.

 

Infiorata per accogliere i Ferragnez

 

AM: Un bianco dépliant, un bianco borbonico-messicano che col tramonto diventa arancione e proietta Noto nell’empireo dell’Instagram #nofilter.  Gli esperti non hanno dubbi: l’ultimo trend per i matrimoni è la Sicilia, c’è anche una start-up “Loviù -getting Married in Sicily” (lo dice il primo numero del mensile “I love wedding”, che compriamo in edicola appena arrivati).

 

MM: C’è anche un bellissimo pezzo su “Sua maestà il pizzo”, riferito agli abiti, ma che letto qui in Sicilia fa un po’ strano.  Francesco Vezzoli, il sublime artista, invitato, stamattina mi ha detto che l’Italia è il paese più instagrammabile del mondo. E la Sicilia dovrebbe brevettare questo filtro Noto, questo arancio-splendida cornice è meglio di quello di Call me by your name, non serve neanche il direttore della fotografia tailandese.

 

AM: Ottavio Cappellani, scrittore catanese, drammaturgo, sceneggiatore, ha scritto “Sicilian Tragedi”: il romanzo è del 2006, ma siamo in pieno party Ferragnez nella Dimora delle balze (la tenuta dove si terrà lo sposalizio stasera in uno strano misto di California e Sicilia, attrezzata anche con una giostra per l’occasione): “L’idea dei Ferragnez di unire il Coachella, cioè il festival musicale americano, e il barocco, è degna delle amministrazioni della Val di Noto, dell’idea di cultura e di ‘celebrazione memorabile’ che hanno i siciliani contemporanei”, e in effetti vengono in mente le pagine di “Sicilian Tragedi” con le sfilate di Miss Etnica e gli Shakespeare in dialetto e i rave coi DJ più famosi di “Radio Antenna Iblea” tutti insieme nell’anfiteatro di San Giovanni La Punta, per celebrare la villeggiatura, l’aristocrazia, il teatro e la gastronomia.  Con Cappellani insistiamo sulla coincidenza che viene fuori a mettere insieme il matrimonio dei Ferragnez e il Festival di Venezia di questi giorni: “l’immagine in movimento e l’immagine fissa, non la fotografia, che è un'altra cosa, ma questo nuovo modello di consumo di immagini fatte apposta per non durare, per essere viste e poi sparire, due mondi distanti, il vecchio che tramonta e il nuovo racconto per immagini”. In effetti i video caricati da Chiara Ferragni sul canale IGTV (la televisione di Instagram) fanno invecchiare di colpo tutti i “nuovi orizzonti” e i “certain regard” dei festival cinematografici.  Però i giornalisti stanno tutti a Venezia, anche se hanno fatto girare l’economia italiana più le stories dei Ferragnez in questo fine settimana che il Festival di Venezia negli ultimi trent’anni.

 

MM: Belli anche i cortocircuiti da Pitti o fashion week. Tutti fotografano tutti. Basta essere vestito strano per essere guardato e fotografato. I più ricercati milanesi e i più zarri locali alla fine sono indistinguibili.

 

AM: “Mery per sempre” a Corso Como, l’abbraccio tra il bosco verticale e i deliri rococò, il barocco, la caponata, il sushi; nel pedalino bianco da tennis ostentato sotto gli shorts scompaiono le divisioni di classe e di gusto, come nel finale del “Gattopardo” d’altronde.

 

MM: Chi sarà per esempio questo giovanotto con pantaloni da basket arancio, occhiali pure arancio, cappellino americano? Un fondamentale stylist Area C o un bibitaro di Canicattì? Basta poi solo un accento milanese o anche solo lombardo per essere circondati da telecamere. “Lei è invitato?” ci chiede una tv locale. Invece le ragazzine più avvedute dei cronisti vanno a colpo sicuro. Mentre parliamo con un nostro amico invitato, ragazzine si buttano su di lui: “Silvio! Silvio! Facciamoci un selfie, prima uno, poi un’altra, “Silvio sei bellissimo”, e noi si ignorava che questo Silvio fosse una star. “Allora non hai capito come funziona”, ci dice lui un po’ rassegnato; il fatto è che lui comparendo qualche volta nelle stories della Ferragni, è stato equiparato, inglobato, in una sua celebrità di riporto, è celebre anche lui e quindi degnissimamente instagrammabile. Fanno un po’ paura però i bambini. Ce n’è una che sembra la ragazzina dello Scopone scientifico, e che dopo avergli detto che è bellissimo ed essersi selfata varie volte, con sguardo imbronciato, comincia a guardargli la spilletta che porta, la spilletta-badge dei Ferragnez. “Bellaaa”, dice, poi la tocca, e quasi gliela strappa, poi gli dice (avrà dieci anni) con aria tentativamente seduttiva “si può regalare?”. Al gentile diniego scappa via.

 

Fedez e i suoi invitati sul volo da Milano

A un certo punto mentre siamo seduti si levano degli urli e anche il nostro ospite salta su! C’è il papà, è il papà della Ferragni, il signor Marco Ferragni, che davanti alla chiesa di San Carlo lì accanto sta disponibile a farsi selfare con tutti, sorride, risponde alle domande idiote dei tg, e alle nostre. Avrebbe mai pensato che sua figlia facesse l’influencer, gli chiedono. “Veramente non esisteva questa professione quando Chiara era piccola”, dice mostrando gentilezza d’animo e bei denti, infatti fa il dentista. Posa con tutti, e arriva il nostro ospite che gli dice che ha portato queste due borse di regali per Chiara e Federico e se può darglieli lui personalmente, glieli apre davanti mentre le telecamere frugano nella sua borsa (a me viene per un attimo la paura che ci sia tipo una bomba o dell’antrace, e che se fossi un terrorista questo sarebbe un momento perfetto).

 


La famiglia Ferragni al completo

 

Intanto sono passate le sei, e la folla cresce. Tanti si arrampicano su sul campanile di San Carlo con una scala strettissima elicoidale da attacco di panico, ma c’è una vista perfetta sulla zona rossa: dunque in tanti paghiamo volentieri il biglietto da due euro per arrampicarci fin sopra: c’è una prima e una seconda terrazza. Molte famiglie sopra, soprattutto locali. Si sdoppiano. “Mammà! Fai un video”, dice la ragazzina strappa-spilletta che avevamo visto sotto poco fa, la ritroviamo lì sopra. Sopra, sul cornicione, la mamma non la ascolta e smanetta sul suo smartphone. Nel frattempo Noto sta assumendo finalmente il suo filtro, bello sovraesposto arancio. Infatti gli sposi arrivano dopo un po’: ma prima sfilano delle Bmw (product placement) con dei fondamentali invitati: scende una bionda e la folla ulula, senza capire bene chi sia si scopre che poi è una delle numerose Ferragni, la sorella Valentina, quasi identica, cui vengono demandati gli scarti alimentari della vasta filiera ferragnesca (occhi azzurri, nata nel 1992, ha solo due milioni di follower, laureata in Cattolica in “linguaggi dei media”, ha collaborazioni con marchi importanti, da Pomellato a Guess, passando per Levi’s e Dior). Era a bordo dell’air Ferragnez insieme a Fedez, ha un fidanzato simil-Fedez, infatti dall’alto tutti la confondiamo (“Ma cu minchia fai a saperlo che so tutti bionde!”, dice un signore col marsupio). Alle 19:49 una signora ha un coccolone e viene barellata con quei teli sberluccicanti tipo uovo di Pasqua del pronto soccorso dei telefilm; nel frattempo Valentina Ferragni ha guadagnato il balcone del palazzo e inizia a scattare foto e stories del palazzo di fronte cioè a noi poveri, e saluta, tipo “che carini”. 

 

MM: E poi stiamo lì, e nel nostro paese reale arrivano dei van neri. “Pure ‘“cu furgoni arrivarono!”, dice una canottiera. “Ecco Perez!” dice una signora, forse intendendo Fedez, ma non è lui. Sul red carpet passano anche sconosciuti, saranno i parenti Ferragni o Lucia. “Questa la spesa sta portando!”, perché lei ha una tote bag enorme. Sul nostro terrazzo una selva di colletti alzati e canottiere friniscono nel vento della sera.

AM: Fateli scendere! fateli scende subito!, come dalla “Diciotti”, sguainando anche qui l’arancino/a.

 

MM: Stai attento. Lo sai che Ferragni è stata molto criticata per aver detto “arancini” al maschile, quest’estate. E’ intervenuta anche la Crusca. Ma poi sarà questione di gender. Noi siamo venuti qui convinti che fosse il matrimonio “della” Ferragni, invece da quando siamo scesi a Catania è “il matrimonio di Fedez”. Tutti. Merlo maschio. Arancino maschio.Ma parliamo dell’Air Force Ferragnez:  decolla da Linate, con Fedez e i suoi ospiti diretti verso Catania. E’ un volo dedicato Alitalia, con la scritta Ferragnez che campeggia sui poggiatesta, sui video dell’aeroporto milanese, sulle passerelle di imbarco. La mamma di Fedez saluta vestita da hostess ma tipo Queen Elizabeth che parte alla morte di Giorgio VI verso l’incoronazione, col gesto della lampadina immaginaria. A bordo, scatolette di M&Ms e acqua e salviette personalizzate; tutto acquisterà grande valore col tempo, soprattutto inestimabile la spilletta tonda con la scritta Ferragnez che “siete pregati di usare tutto il tempo”, perché è il badge che consentirà poi l’accesso alla zona rossa di Noto, quella transennata al pubblico in cui sono concentrati gli ospiti vip. Il marchio Ferragnez, prima d’ora informale, probabilmente da adesso in poi verrà usato per farne altri denari  (già le camicie e gli occhiali di Diesel per la cerimonia con The Ferragnez). L’operazione Alitalia presumibilmente è un cambio merci, lei scrive che Fedez viene gentilmente “supplied” by la compagnia di bandiera, che francamente sembra beneficiare molto da questo cambio. Anzi, dovrebbero fare una rotta nuova di zecca Crema-Noto per un turismo molto gay e internazionale, tra Guadagnino e Ferragni. Sai che indotti per le pro loco. Invece puntuale arrivano le lamentele e le proteste e le interrogazioni parlamentari.

 

AM: Questo è il paese che nel 2018 non capisce che lavoro fa Chiara Ferragni e invece di affidarle direttamente tutta Alitalia fa un'interrogazione parlamentare sul volo brandizzato per il matrimonio (Michele Anzaldi del Pd interroga, Luigi Di Maio per il Mise si accoda); il paese in cui se per caso dici: “ma tu te li immagini gli americani che si incazzano perché Frank Sinatra si fa personalizzare un 747 della Pan-Am per andarsi a sposare” magari ti rispondono “ma che vuoi mettere Frank Sinatra con la Ferragni quello era un artista”, e allora fatevi brandizzare da Scamarcio o Rohrwacher e poi fallite.

 

(continua)

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