Il consenso non basta. Nuove frontiere del #MeToo: anche il bad sex è molestia
Il caso dell'attore Aziz Ansari sembra un vecchio film di Verdone

Aziz Ansari
Roma. “Ma che te lego, alle 10 di mattina? Famole la sera ste cose, dai, non ci sta nemmeno lo spago”, dice il povero Romeo (Verdone in Sono pazzo di Iris Blond, 1996) alla chanteuse belga che ogni mattina lo sveglia e lo costringe a sessioni di sesso sfrenato. Lo fa previo consenso: “ça va?”, gli chiede, mentre lo fruga, scapiglia, scarmiglia, implora. E lui, assonnato e rassegnato, ringhia: “ça va”.
“Come desideri che ti scopi?”, ha chiesto Aziz Ansari, attore fresco di Golden Globe ritirato con tanto di spilletta Time’s Up sulla giacca (è un noto femminista) a una ragazza la quale, dopo essere andata a cena con lui, essere salita a casa di lui, essersi un po’ spogliata su richiesta di lui (ma poi rivestita), avergli opposto molti no non verbali, qualche bacetto e qualche richiesta (verbalizzata) di fare le cose con più calma, ha raccontato i dettagli della “peggiore serata della mia vita” a un portale, Babe, che si fregia di avere uno staff la cui età media non supera i 23 anni e di raccogliere testimonianze di ragazze molestate, violentate o, come questa, costrette ad affrontare quello che undici anni fa era materia da commedia di Verdone: può capitare, quando si va a letto con qualcuno e dintorni, di cedere più al dovere che al piacere.
C’è una puntata di “Black Mirror” in cui gli esseri umani hanno a disposizione un sistema che li fa accoppiare con l’anima gemella, calcolata tramite algoritmo. La protagonista è costretta ad andare a letto con un numero assai alto di uomini che ripugna, sebbene il sistema serva a risparmiarla proprio dal gusto amaro della relazione sbagliata, del sesso concesso senza troppa convinzione o sprofondato nel mistero dell’altro. Dioniso, scrive Calasso in Le nozze di Cadmo e Armonia, non è un dio che tesse, ma un dio che scioglie. Possiamo sfinirci per rimodellare le nostre rudimentali etichette sessuali, lavorare per togliere dalla testa ai maschi che una donna non è ontologicamente remissiva e alle femmine che un maschio non è nato per predare, ma non estrometteremo mai il sesso dalla vita, quella cosa che accade tra il forse che sì e il forse che no.