Il sospetto che travolge il mondo

Annalena Benini

Che spavento e che angoscia la storia del 1997 che Repubblica sta raccontando attraverso la serie “Veleno”, un’inchiesta in podcast le cui indagini sono cominciate tre anni fa. La storia di sedici bambini emiliani tolti alle famiglie accusate di far parte di una setta satanista e pedofila che stuprava e uccideva bambini (mai trovato un bambino morto) nei cimiteri e nelle case. Tra Mirandola e Massa Finalese, in Emilia. Adesso quei bambini sono adulti che non hanno mai più rivisto i loro genitori, le famiglie sono andate in pezzi, una madre si è gettata dal quinto piano, un’altra è uscita di prigione con un cancro allo stadio terminale, una madre di quattro figli a cui sono stati strappati i bambini di notte è fuggita in Francia con il quinto figlio nato nel frattempo.

 

Una storia di orrore e di sospetto, iniziata con le parole di un bambino di sette anni alla sua maestra, e finita (per le persone che l’hanno subita non è mai finita, ma ha distrutto intere esistenze) con quattordici condanne e un prete morto d’infarto dopo essere stato accusato di essere il capo della setta, l’uomo che ordinava di portare i bambini al cimitero. A leggere e ascoltare questa ricostruzione, sembra di entrare in un incubo quasi peggiore dell’idea di una setta di satanisti: il sospetto e il bisbiglio, uniti alle opere pressanti degli assistenti sociali, finalizzate a ottenere da bambini confusi dalla separazione dai genitori, confessioni e accuse. Bambini a cui veniva chiesto, per ore e ore: Sei tranquilla davvero? O fai soltanto finta di essere tranquilla? Forza, racconta: dopo ti sentirai meglio.

 

L’ex bambino che con le sue parole vent’anni fa ha dato il via a questo effetto domino di sospetto e di obbligo morale di pronunciare condanne adesso è pieno di rabbia e di incubi per gli omicidi che forse ha inventato, per le accuse che ha mosso contro i genitori che non ha mai più visto. “Dopo qualche mese di separazione i bambini moltiplicavano le accuse”, ha scritto Gad Lerner in una sua inchiesta del 9 giugno 2000. Dopo qualche mese di separazione i bambini erano furiosi, scioccati, visitati in cerca di lacerazioni interne. Possibile che sia tutto vero? Possibile che sia tutto falso? Viene in mente il caso scellerato del padre innocente di Nova Milanese, a cui sono stati tolti per un anno i figli con l’accusa di molestie, per “gravissimi errori di valutazione degli assistenti sociali”. O quando gli assistenti sociali strapparono due bambini di nove e tredici anni, il giorno del compleanno del più piccolo, alla famiglia, a Basiglio, per un disegno fatto da una compagna di classe, che inventava cose sessuali fra sorella e fratello. Li misero in due diverse comunità, dissero loro, in auto, subito dopo averli presi da casa, che se i genitori non facevano “un percorso”, avrebbero cambiato mamma e papà. Quanto vale un anno nella vita di un bambino, quanto vale tutta la vita di famiglie smembrate con la peggiore delle accuse, in nome del sospetto che cresce e diventa, in certi casi, allucinazione, e distruzione indistinta di vittime e carnefici, per poi scoprire, troppo tardi, che esistevano solo le vittime? A Massa Milanese la polizia vent’anni fa arrivava alle cinque del mattino e portava via i bambini. E tutti gli altri avevano paura. “Mio padre aveva paura anche a lavarmi”, ha detto una giovane nata nel 1993.

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