•
La Capua prosciolta ma vittima del metodo Espresso-Travaglio
Nei paesi normali la stampa dà notizia delle indagini della magistratura, descrive le ipotesi di accusa su vicende di interesse pubblico e ritorna sul tema quando arrivano le sentenze per spiegare cosa è successo e come si è conclusa la vicenda.
di
11 JUL 16
Ultimo aggiornamento: 01:09 AM | 17 AUG 20

Roma. Nei paesi normali la stampa dà notizia delle indagini della magistratura, descrive le ipotesi di accusa su vicende di interesse pubblico e ritorna sul tema quando arrivano le sentenze – quindi dopo che accusa e difesa si sono confrontate ed è stato espresso un giudizio terzo – per spiegare cosa è successo e come si è conclusa la vicenda. In Italia invece succede che il processo mediatico coincide con le carte dell’accusa – prima di un giudizio, anzi prima del rinvio a giudizio, e molto spesso addirittura prima della chiusura delle indagini e dell’avviso di garanzia – si sparano in prima pagina intercettazioni e tesi dei pm che insieme racchiudono accusa, difesa, giudizio e condanna. Si tratta di un processo immediato più che mediatico, perché gli organi d’informazione non mediano nulla, ma si limitano a riportare le accuse, informative e brandelli d’intercettazioni.
Di tutti questi limiti logici ha tenuto conto il processo vero, quello tenuto nelle aule di tribunale, che ha prosciolto dalle accuse la Capua e altre 15 persone. Ma sono cose di cui non si è occupato il processo mediatico e immediato che nel 2014, con la copertina dell’Espresso “Trafficanti di virus”, ha condannato per direttissima la scienziata.
Quest’ultima, non avendo ricevuto all’epoca gli atti e la notifica della chiusura delle indagini, non ha avuto neppure la possibilità di difendersi dal processo di piazza in cui l’aveva trascinata l’“inchiesta” di Lirio Abbate. Eppure quel processo non è ancora finito. L’Espresso non solo non trova spazio in nessuna delle sue 102 pagine del numero in edicola per dare notizia del proscioglimento della donna che accusava in prima pagina, non solo non si scusa – come non aveva fatto con la finta intercettazione di Crocetta contro la famiglia Borsellino e con la fasulla inchiesta sull’acqua avvelenata di Napoli – ma continua a rimestare nel fango ricordando che la Capua è stata comunque prescritta per uno dei tanti capi d’accusa. E così fa anche Marco Travaglio che sul Fatto quotidiano continua a dedicare articoli alle accuse dei pm contro la ricercatrice. Scrivendo tra l’altro che il Foglio insulta i pm per le “intercettazioni a ciclo continuo”.
C’è però un punto su cui Tavaglio ha ragione: le indagini si fanno, obbligatoriamente, per per approfondire una notizia di reato. Una notizia (di reato) c’è: la copertina dell’Espresso sui “Trafficanti di virus” è figlia di una fuga di notizie. Sa se per caso è stato obbligatoriamente aperto un fascicolo per individuare i responsabili?
Di più su questi argomenti:
Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali