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Studenti senza casa, ma per scelta
I giovani che cercano i comfort dicono no agli studentati. Numeri dimenticati
5 NOV 26

Valentina Stefanelli/Lapresse
Qualche settimana fa la portavoce dell’Unione degli universitari, sindacato di filiera Cgil, accampata sul prato della Biblioteca degli Alberi di Milano (un bene privato messo a disposizione del pubblico, ricordarselo), protestava contro il costo delle “stanze singole” per gli universitari nel mercato privato e ancor più negli studentati: “Questo è un business, non un servizio che vuole garantire il diritto di tutti a studiare”. La sua collega coordinatrice nazionale, accampata a Roma, puntava più in alto: “Il Pnrr è stato regalato ai privati, l’università è al collasso… La ministra Bernini crede di avere risolto l’emergenza abitativa quando invece ha sprecato 1,2 miliardi del Pnrr per camere private che possono costare mille euro al mese”. Può essere utile perciò riflettere su un piccolo, ma indicativo dato che viene dall’Emilia-Romagna, anche qui mancano gli alloggi per i fuorisede. Ma si scopre, da una relazione presentata in Consiglio regionale, che c’è un parallelo boom di rinunce per i posti. Sono dati dell’assessorato. “A oggi risultano 4.630 gli studenti idonei al posto alloggio a Bologna”. Ma su 2.524 studenti convocati per l’assegnazione “il 52 per cento dei nuovi convocati ha rinunciato al posto. Su 1.430 chiamate, solo 595 studenti hanno accettato l’alloggio, mentre 745 hanno rifiutato o non si sono presentati”. Strano? La tendenza alle rinunce è confermata: i giovani oggi richiedono camere singole e accettano con più difficoltà le stanze doppie, la maggior parte dell’offerta pubblica. “C’è stata un’evoluzione anche del fabbisogno studentesco, la mera disponibilità di un posto letto non è più sufficiente ad attrarre l’utenza se non accompagnata da comfort abitativo digitalizzazione e vicinanza funzionale agli atenei”. La Giunta regionale ipotizza che le rinunce “siano favorite dall’offerta degli studentati privati Pnrr”, in cui la quota di posti in convenzione è del 30 per cento per strutture “dotate magari di sale studio, stanze insonorizzate, palestre, climatizzazione e wifi alla stessa tariffa agevolata della residenza pubblica più tradizionale”. Gli attendati protestavano anche contro “l’eccesso di lusso” dei nuovi studentati creati col Pnrr. Forse dovrebbero chiedere un parere ai loro colleghi.