Scuola
luoghi comuni •
Chi si lamenta del costo dei manuali non entra in libreria da un pezzo
I volumi scolastici sono inutili e troppo cari, e gli editori dei furbi che lucrano. Purtroppo alla lunga l’ignoranza costa di più
16 SET 26

Foto ANSA
A scuola sono celebre perché non mi arrabbio mai (più per rassegnazione che per benevolenza), ma faccio volentieri un’eccezione quando, ogni anno, sullo sfondo degli ultimi tramonti estivi torna a galla la tradizionale polemica sui libri di testo. Dagli ombrelloni mediterranei alle vette alpine, dalle radio generaliste ai più accigliati editoriali, è tutto un coro per dire che costano troppo, che è uno scandalo, che gravano in modo insostenibile sul bilancio familiare. La polemica può essere sopita con tre semplici parole: non è vero.
Il primo luogo comune da sfatare è che le case editrici modifichino alcuni dettagli dei manuali, un’immagine qui e un esercizio lì, la dimensione delle mappe e magari il titolo in copertina, per costringere ogni anno le famiglie a comprare finti libri nuovi che sono quelli vecchi ricicciati. Non è vero: cioè, lo fanno (spoiler: sono case editrici, non enti di beneficenza), senza che però ciò imponga alcun riacquisto, poiché esistono vincoli che impediscono di cambiare testo nel corso di un ciclo scolastico. Tradotto, se ho preso un manuale di storia in terza liceo, andrò avanti coi volumi successivi di quell’edizione fino alla maturità, mentre l’eventuale nuova edizione ricadrebbe sugli alunni della futura terza liceo. Ciò che comporta questo stratagemma poco degno – ma necessario, poiché la scolastica tiene in piedi buona parte dell’editoria italiana – è piuttosto l’impossibilità di acquistare i manuali a metà prezzo da chi li ha usati nell’anno precedente e vuol disfarsene. La furbizia delle case editrici danneggia, in sostanza, chi preferisce un vecchio libro sbrindellato e unto a uno nuovo tutto per sé.
Passiamo così al secondo luogo comune: il prezzo di copertina è troppo alto. Non è vero. Compulsando elenchi di libri in adozione per il prossimo anno scolastico trovo, ad esempio, manuali di filosofia a 29 euro, e stiamo parlando di volumi di circa seicento pagine. Se in libreria compro un romanzo di dimensione simile, spendo poco meno; se cerco un libro di consultazione di pari mole, specie se illustrato, il costo arriva agevolmente ben sopra i trenta euro. Dire che i prezzi di copertina dei libri di testo sono troppo alti significa in realtà dichiarare che non si è messo il naso in libreria da chissà quanto e, soprattutto, negare valore non solo al lavoro di chi ha prodotto il manuale, ma agli stessi contenuti che veicola, di cui solo una risicata minoranza riconosce l’utilità di là dal micragnoso intento di prendere un bel voto. Qui di fianco conservo ancora i manuali delle mie materie d’indirizzo del liceo, che non sfigurerebbero nelle aule universitarie e che riapro tuttora quando mi viene qualche dubbio o curiosità. Il volume più caro era costato 58.500 lire (l’attuale edizione dello stesso libro costa 43,90 euro): spalmata su trent’anni di onorato servizio, mi sembra una cifra ragionevole.
Ne consegue il terzo luogo comune: i libri di testo costano un sacco di soldi e non servono a nulla; o i docenti non li usano, o non li usano gli studenti. In questo caso, il discorso è più complesso. Esistono manuali vincolanti e manuali non vincolanti. I primi sono quelli che contengono testi ed esercizi su cui si lavora miratamente, ed è quindi necessario disporne per praticarli. I testi non vincolanti sono invece di natura interpretativo-argomentativa (il manuale della solita filosofia, per esempio, ma anche arte o storia) e nutrono l’obiettivo di favorire il pensiero critico, presentando una determinata prospettiva che coesiste con prospettive differenti: in questo caso, conta disporre di un manuale qualsiasi, non necessariamente quello in adozione – tanto che spesso, formalmente o informalmente, chi insegna dice che vanno bene anche titoli similari. Io diffiderei di un docente che conosce soltanto il manuale su cui insegna e che lo reciti fornendo, più che delle spiegazioni, un servizio per non vedenti. Non voler comprare il manuale perché il docente non lo usa significa non aver capito che, per riuscire a farne a meno, bisogna prima conoscerne molti.
E’ vero tuttavia che il manuale ha cambiato ragion d’essere e, dopo essere stato per generazioni di studenti strumento di più o meno gradevole fatica pomeridiana, sembra ora essere ridotto a canovaccio per preparare le lezioni: ci studiano gli insegnanti, magari per recuperare lacune inconfessate, più che gli alunni – i quali si affidano invece alla stenografia delle lezioni, talora con equivoci di indubbia comicità, o alla reiterazione di orrende slide, se non direttamente alla tradizione orale. Uno dei motivi per cui siamo una nazione molto più ignorante di qualche tempo fa è che abbiamo deciso di che i libri di testo sono una spesa superflua. Perché pagare uno strumento cui possiamo sopperire in modo inadeguato? Il risparmio è immediato, però alla lunga l’ignoranza costa di più.