Scuola
istruzioni per l'uso •
La vera emergenza non è che i ragazzi non leggono. È che leggono a caso
Classici ridotti a etichette, fantasy e narrativa young adult: le statistiche sulla lettura tra gli adolescenti dicono le stesse cose da anni e molti studenti arrivano all’università senza una bussola. Dopo la tessera della biblioteca, una mappa dei libri importanti
9 SET 26

Le statistiche sulla lettura tra gli adolescenti non le leggo quasi più non perché non siano interessanti ma perché dicono più o meno sempre le stesse cose da anni. A volte le cose sembrano andare meglio (il calo del Covid si sta riassorbendo) a volte peggio (negli altri grandi paesi europei si legge sempre di più che da noi): il ministro dell’Istruzione si dice soddisfatto dei piccoli progressi, il redattore rispolvera l’elzeviro dell’anno passato o del 2015: bisognerebbe fare di più per la lettura, i giovani ignorano parole anche elementari (stamattina, esame del primo anno, la parola misteriosa era, ehm, soleva…), eccetera.
Per provare a non cantare in coro posso dire qualcosa della mia esperienza (un quarto di secolo di esami di Letteratura italiana a studenti di Lettere e di Lingue appena usciti dalle superiori).
Per leggere bisogna veder leggere gli altri. Fortunati quelli che hanno genitori colti e ricche biblioteche in casa. Per gli altri c’è la biblioteca, o meglio ci sarebbe, perché molti miei studenti in biblioteca non sono mai entrati. Perché non c’era una biblioteca scolastica, o non c’era quella di quartiere, o era lontana, o nessuno gli ha mai detto che c’era. Dunque in linea generale, più delle prediche serve avere una buona biblioteca scolastica (non difficile da mettere insieme, oggi, dato che la gente muore e lascia dietro di sé scaffali di volumi che nessuno vuole); e prima ancora serve un insegnante che ti ci porti e ti mostri come si fa, e che abbia sufficiente appeal da farti venir voglia di diventare come lui/lei (“Avere come esempio un coglione, ti ci fa pensare due volte a studiare la materia che lo ha ridotto in quello stato”: E. Albinati e F. Timi, Tuttalpiù muoio, Roma, Fandango Libri 2006, p. 105). Per questo, redigendo le nuove Indicazioni nazionali relative ai programmi di letteratura, abbiamo raccomandato agli insegnanti di far sì che gli studenti si familiarizzino con le biblioteche: alla fine, a quell’età, è forse l’unica gita d’istruzione che veramente serva.
Scartati gli studenti che non leggono proprio, negli altri (che sono la maggioranza) colpisce soprattutto il disorientamento, nel senso che leggono a caso. Leggere a caso va bene, a undici anni, se non si hanno delle guide (io leggevo a caso, e guardatemi adesso); non va bene a venti, dopo tredici anni di scuola dell’obbligo. Hanno letto, se va bene, qualche libro ‘scolastico’ come Il fu Mattia Pascal e La coscienza di Zeno (di solito ignorano il significato di fu), ma non ne hanno ritenuto molto al di là di qualche etichetta altrettanto scolastica (l’inetto, il doppio e altra paccottiglia). Sempre di più hanno letto narrativa young adult, che io ignoro quasi del tutto, ma che mi sembra mediamente pessima; sempre di più leggono esclusivamente fantasy, vale a dire che per loro non c’è la letteratura fantasy ma ci sono, in ceste separate, il fantasy e la letteratura, e loro sono interessati al primo. Poi qualcuno ha letto, per caso, un po’ di Kafka, qualche classico dell’Ottocento. Ma – è questa la cosa sorprendente, e amara – la scuola non sembra aver dato loro una mappa circa ciò che merita di essere letto e ciò che, dopo i vent’anni, è immaturo leggere. E l’università arriva tardi, o arriva male, perché non è detto che all’università si abbia il tempo di leggere i libri veramente importanti (sempre stamattina, studente magistrale di anglo-americanistica che non ha mai letto una riga di Bellow, o di Hemingway o di Faulkner, o di Roth, e non se ne vergogna). Dopo la tessera della biblioteca, questa mappa è la cosa che, secondo me, ogni scuola superiore, ogni insegnante di Lettere dovrebbe dare ai suoi studenti. E poi sperare in bene, si capisce.