Scuola
Editoriali •
Lo scaricabarile non riaprirà le scuole
Il Mit ha trovato un nuovo alibi. Ma il 7 gennaio può essere una sconfitta per tutti

Chiunque abbia seguito il travaglio dentro il ministero dei Trasporti sa bene che, nei lavori preparatori al dpcm del 3 dicembre, quello che avrebbe dovuto regolare la riapertura delle scuole, l’ansia generale non era quella di trovare una soluzione che facesse funzionare le cose. L’approccio era semmai opposto. E cioè: premesso che le cose non funzioneranno, troviamo il modo di scaricare la colpa su qualcuno.
Del resto, nel rimpallo di responsabilità tra Porta Pia e Viale Trastevere, coi tecnici dei Trasporti che ammettevano l’incapacità di aumentare il numero di autobus per evitare assembramenti negli orari d’ingresso e d’uscita dalle classi e quelli dell’Istruzione che ribadivano l’inviolabilità dell’autonomia scolastica per limitare lo scaglionamento degli orari d’ingresso e d’uscita, un terzo malcapitato a cui scaricare la rogna di trovare un compromesso andava pur trovato. Ed ecco che allora, a coordinare il tutto, sono stati coinvolti i prefetti dei capoluoghi di regione. I quali, stando alle disposizioni diramate dal capo di gabinetto del Viminale, dopo gli incontri di venerdì e sabato a cui hanno partecipato le ministre di Trasporti, Istruzione e Interno, dovranno produrre entro domani dei piani operativi per garantire il rientro a scuola in presenza per il 75 per cento nelle scuole medie e superiori. E però già si sa che l’obiettivo non verrà raggiunto, specie nelle grandi città. Il che sconforta, se si pensa che la De Micheli, il 26 novembre, aveva indicato nel 9 dicembre la data entro cui un simile piano si sarebbe potuto definire.
Ora, a quasi un mese di distanza, l’unica certezza è che il 7 gennaio non segnerà il rientro in classe per tutti gli studenti di medie e superiori, né per la maggioranza di essi. E il problema resta sempre quello: coordinare lo scaglionamento degli orari con una maggiore disponibilità di mezzi di trasporto. Che è in fondo il problema per cui le scuole erano state chiuse, a fine ottobre. E si sa già che dalla prossima settimana verranno coinvolti anche i presidenti delle regioni, per trovare una quadra. Ma socializzare una figuraccia, distribuire le colpe per evitare di offrire un unico responsabile dell’insuccesso, non rende quella figuraccia, quell’insuccesso, meno desolante.