Le dimissioni di Jennifer Shuford e il disastro di Trump sul morbillo

I professionisti qualificati che entrano nell'Amministrazione per restituire credibilità alle sue decisioni finiscono per lavorare in un sistema nel quale quella credibilità viene quotidianamente consumata dalle iniziative dello stesso governo che li ha nominati. L'ennesima uscita (stavolta dall'agenzia federale contro le malattie infettive)

27 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 17:12
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Il carosello delle nomine e delle dimissioni ai vertici della sanità pubblica americana continua, con una regolarità che ormai meriterebbe di essere studiata dagli epidemiologi. Il New York Times riferisce oggi che Jennifer Shuford, vicedirettrice e responsabile medica dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC), lascerà l'incarico il prossimo 12 novembre, dopo appena quattro mesi di servizio. Era stata scelta personalmente da Donald Trump per contribuire a riportare stabilità nell'agenzia federale che dovrebbe proteggere gli americani dalle malattie infettive. Adesso bisognerà trovare qualcuno che stabilizzi la stabilizzatrice. Nel frattempo, negli Stati Uniti continua un'epidemia di morbillo che ha raggiunto dimensioni impressionanti, mentre l'amministrazione Trump e il suo segretario alla Salute, Robert F. Kennedy Jr., sembrano dedicare una parte considerevole delle proprie energie a cambiare i dirigenti, rivedere le raccomandazioni vaccinali e contestare i numeri dei morti.
Shuford era una delle poche figure sulle quali gli esperti di sanità pubblica nutrivano qualche speranza. Epidemiologa, già responsabile della sanità del Texas, aveva diretto la risposta dello Stato all'epidemia di morbillo del 2025, guadagnandosi una reputazione di persona competente, attenta ai dati e consapevole dell'importanza delle vaccinazioni infantili. Il suo arrivo ai CDC, nel giugno scorso, era stato accolto come il segnale che forse, dopo mesi di sconvolgimenti, sarebbe rimasto qualche professionista esperto a occuparsi delle malattie degli americani. Nella dichiarazione ufficiale Shuford ringrazia Trump e Kennedy per la straordinaria esperienza e spiega di volersi dedicare maggiormente alla famiglia. Le ragioni personali vanno rispettate. Il Washington Post riferisce però anche dell'esistenza di dissensi sulla politica vaccinale dell'amministrazione, secondo una fonte informata. Quale sia stata la ragione determinante della partenza, al momento, non è accertato. Resta il risultato: un'altra professionista qualificata abbandona un posto di vertice in un'agenzia che avrebbe disperatamente bisogno di continuità.
Per apprezzare il significato della notizia conviene ricordare che cosa è accaduto ai CDC dall'insediamento di Trump. La prima candidata alla direzione, Dave Weldon, era stata ritirata prima del voto di conferma al Senato. Era poi arrivata Susan Monarez, una scienziata che aveva già guidato provvisoriamente l'agenzia e che, una volta confermata, era durata meno di un mese. Nell'agosto 2025 era stata licenziata in seguito a uno scontro con Kennedy, al quale aveva rifiutato di concedere carta bianca sulle decisioni vaccinali e sulla gestione del personale scientifico. Il suo allontanamento aveva provocato le dimissioni di altri dirigenti di primo piano, tra cui Debra Houry, responsabile medica dei CDC, Demetre Daskalakis, direttore del centro per le vaccinazioni e le malattie respiratorie, e Daniel Jernigan, responsabile delle malattie infettive emergenti. Professionisti che avevano passato anni a costruire competenze, programmi di sorveglianza e capacità di risposta alle epidemie se ne erano andati denunciando la politicizzazione della sanità pubblica.
Dopo Monarez era stato nominato un direttore ad interim, Jim O'Neill, e infine era arrivata Erica Schwartz, insieme a una nuova squadra dirigenziale della quale faceva parte Shuford. Il ricambio avrebbe dovuto chiudere la crisi. Oggi siamo nuovamente al punto di cercare un sostituto, con Satish Pillai incaricato di assumere temporaneamente le funzioni della dirigente uscente. A ogni giro cambiano i nomi sulla porta degli uffici, mentre la competenza scientifica accumulata dall'istituzione continua a disperdersi. Soprattutto, diventa sempre più difficile immaginare che cosa possa fare un dirigente competente quando le decisioni che dovrebbe prendere sulla base delle evidenze scientifiche dipendono dalla disponibilità del vertice politico ad accettarle.
La vicenda del morbillo permette di capire quali siano le conseguenze di questo modo di governare. Dopo decenni di successi delle campagne vaccinali, gli Stati Uniti stanno assistendo al ritorno di una malattia che avevano dichiarato eliminata dal territorio nazionale nel 2000. Al 22 ottobre i casi confermati nel 2026 erano arrivati a 4.410, quasi il doppio di quelli registrati nell'intero 2025. In Pennsylvania, dove si è sviluppata un'epidemia particolarmente grave, le autorità sanitarie statali hanno segnalato cinque decessi associati al morbillo, mentre i CDC ne riconoscevano appena tre in tutto il Paese. La divergenza riguarda anche il modo di classificare i decessi: l'agenzia federale ha modificato il sistema di conteggio, ricorrendo ai certificati di morte anziché ai dati trasmessi direttamente dagli Stati, con conseguenze sui tempi e sulla completezza delle informazioni disponibili. Secondo un'inchiesta Reuters, Kennedy avrebbe personalmente chiesto alla nuova direttrice Schwartz di rimuovere dal conteggio federale alcuni decessi segnalati dalla Pennsylvania. Il Dipartimento della Salute ha contestato quella ricostruzione. Resta un fatto straordinario: mentre il morbillo si diffonde, le autorità federali e quelle statali litigano pubblicamente sul numero delle persone che ne sono morte.
Eppure, per il morbillo disponiamo di uno dei vaccini più efficaci mai sviluppati. Con due dosi, la protezione contro la malattia raggiunge circa il 97 per cento. Conosciamo le soglie di copertura vaccinale necessarie a impedire la circolazione del virus e sappiamo quali gruppi di popolazione sono maggiormente esposti alle complicanze. Il problema americano riguarda ormai la capacità delle istituzioni di utilizzare conoscenze scientifiche consolidate per proteggere la popolazione. Kennedy, che ha costruito buona parte della propria notorietà diffondendo dubbi infondati sulla sicurezza dei vaccini, dirige adesso il dipartimento federale che dovrebbe promuoverne l'impiego. E Trump continua a sostenere iniziative che vanno nella stessa direzione, compresa la proposta di separare alcune vaccinazioni pediatriche combinate in più somministrazioni, senza che sia stata dimostrata una necessità clinica generale di procedere in questo modo.
Il risultato istituzionale è altrettanto significativo. Nel giugno 2025 Kennedy ha licenziato contemporaneamente tutti i diciassette componenti dell'Advisory Committee on Immunization Practices, il comitato di esperti che formula le raccomandazioni vaccinali per i CDC, sostituendoli con persone di propria scelta. Nel gennaio 2026 l'amministrazione ha modificato il calendario vaccinale pediatrico federale, riducendo le vaccinazioni raccomandate universalmente. Un tribunale federale ha successivamente sospeso l'attuazione di quelle modifiche e gli effetti delle nomine al comitato, aprendo un ulteriore contenzioso. Così, alle incertezze introdotte dalle decisioni politiche si sono aggiunte quelle prodotte dai ricorsi giudiziari. Le società scientifiche e diversi Stati hanno cominciato a elaborare indicazioni indipendenti da quelle federali. Si sta progressivamente perdendo uno dei principali vantaggi che un sistema sanitario nazionale può offrire: la disponibilità di raccomandazioni coerenti, elaborate mediante procedure scientifiche condivise e sufficientemente stabili da orientare il lavoro dei medici.
Il disastro, naturalmente, riguarda anche la ricerca biomedica. I National Institutes of Health, che per decenni hanno costituito uno dei principali motori della ricerca medica mondiale, sono stati investiti da una campagna di cancellazione dei finanziamenti, blocco dei progetti e riduzione del personale. A gennaio 2026, secondo una ricostruzione pubblicata da Nature, l'amministrazione aveva già interrotto o congelato oltre 7.800 finanziamenti alla ricerca in diversi enti federali, mentre circa 25.000 addetti avevano lasciato le agenzie scientifiche. Le ulteriori verifiche condotte nei mesi successivi hanno documentato gli effetti sulle università, sui laboratori e sui ricercatori impegnati in programmi pluriennali. Parte dei provvedimenti è stata annullata dai tribunali, ma il ripristino di un finanziamento non restituisce automaticamente il tempo perduto, né garantisce che un gruppo di ricerca disperso possa essere ricostituito.
Qui emerge un aspetto della politica trumpiana che merita particolare attenzione. La ricerca scientifica è un'impresa di lungo periodo, che richiede programmi coerenti, competenze specialistiche e una ragionevole prevedibilità delle condizioni di lavoro. Un laboratorio può impiegare anni per reclutare le persone necessarie e sviluppare una tecnologia sperimentale. Un programma di sorveglianza epidemiologica acquista valore attraverso la continuità delle osservazioni, perché soltanto così è possibile riconoscere tempestivamente un cambiamento nell'incidenza di una malattia. Il governo federale sta introducendo in queste attività un grado di instabilità che ne compromette il funzionamento. Ogni ricercatore che perde un finanziamento, ogni epidemiologo che abbandona un'agenzia e ogni programma interrotto rappresentano una perdita di capacità scientifica che richiederà tempo e risorse per essere recuperata.
Tutto questo avviene sotto la bandiera del movimento Make America Healthy Again, con cui Kennedy promette di restituire salute agli americani e di liberare le istituzioni dall'influenza delle grandi industrie farmaceutiche. La promessa potrebbe apparire seducente, se si ignorasse il criterio con cui vengono selezionate le competenze da valorizzare. La diffidenza nei confronti delle autorità scientifiche è diventata essa stessa una credenziale politica, mentre la disponibilità ad applicare conoscenze ben documentate può trasformarsi in una ragione di incompatibilità con i vertici dell'amministrazione. Il conflitto di interessi dell'industria farmaceutica è un problema reale, che richiede controlli rigorosi e trasparenza. Affidare le scelte sanitarie a un segretario che ha ripetutamente promosso affermazioni smentite dalle evidenze scientifiche non offre alcuna garanzia di maggiore indipendenza.
Il punto è che Trump e Kennedy sembrano considerare le istituzioni scientifiche alla stregua di qualsiasi altra struttura amministrativa sulla quale esercitare il proprio potere di nomina e di indirizzo politico. È una concezione che ignora la funzione particolare di queste istituzioni. Un ministro può legittimamente decidere le priorità generali della spesa sanitaria, assumendosene la responsabilità davanti agli elettori. La validità di un vaccino, la presenza di un rischio epidemico e l'interpretazione dei dati clinici richiedono invece procedure di verifica che devono poter produrre risultati sgraditi al ministro stesso. Un'agenzia sanitaria perde la propria utilità quando questa possibilità viene subordinata alla convenienza politica di chi la dirige.
Jennifer Shuford se ne andrà il 12 novembre. Forse davvero per motivi familiari, come ha dichiarato, e sarebbe scorretto attribuirle intenzioni che non ha espresso pubblicamente. Ma l'ennesima uscita rende ancora più evidente un fenomeno che ormai prescinde dalle motivazioni dei singoli protagonisti. I professionisti qualificati che entrano nell'amministrazione per restituire credibilità alle sue decisioni finiscono per lavorare in un sistema nel quale quella credibilità viene quotidianamente consumata dalle iniziative dello stesso governo che li ha nominati. Alcuni vengono licenziati, altri si dimettono, altri ancora restano e devono amministrare le conseguenze di politiche che una parte considerevole della comunità scientifica contesta.
Gli Stati Uniti hanno impiegato decenni a costruire un apparato di ricerca biomedica e sanità pubblica che ha contribuito in misura decisiva ai progressi della medicina nel mondo. Trump e Kennedy stanno dimostrando quanto rapidamente sia possibile comprometterne il funzionamento. La cosa più inquietante è che il danno continuerà a produrre conseguenze anche dopo la loro uscita di scena: i ricercatori che hanno cambiato mestiere, i laboratori che hanno chiuso e la fiducia nelle vaccinazioni che è stata erosa non torneranno per decreto. Quanto ai CDC, si cercherà un nuovo vicedirettore, che sarà probabilmente presentato come la persona giusta per ristabilire ordine e fiducia. Poi si vedrà quanto durerà. Il morbillo, intanto, non deve sottoporsi ad alcuna procedura di nomina e conferma, e continua tranquillamente a fare il proprio lavoro.