Il Nobel per la Chimica 2026 a Kagan e Soai, che hanno spiegato perché la vita è “mancina”

Il francese e il giapponese premiati “per la scoperta degli effetti non lineari e dell'autocatalisi nella sintesi organica asimmetrica”. Hanno trovato come una sola delle due forme speculari di una molecola possa imporsi spontaneamente. Per Kagan, 95 anni, è anche una riparazione: nel 2001 era rimasto escluso dal Nobel per la catalisi asimmetrica

7 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 11:16
Il premio Nobel per la Chimica 2026 è stato assegnato al francese Henri Kagan e al giapponese Kenso Soai “per la scoperta degli effetti non lineari e dell'autocatalisi nella sintesi organica asimmetrica”. Lo ha annunciato a Stoccolma la segretaria generale dell'Accademia reale svedese delle scienze, Ellen Moons. “Henri Kagan e Kenso Soai hanno fornito la soluzione a un mistero chimico vecchio di oltre un secolo: come possa emergere spontaneamente l'omochiralità”, ha detto il presidente del Comitato Nobel per la Chimica, Heiner Linke. “Le reazioni chimiche da loro sviluppate sono straordinarie”.
Il campo è quello della chiralità, dal greco “mano”. Molte molecole esistono in due forme, dette enantiomeri, che sono l'una l'immagine speculare dell'altra, come la mano destra e la sinistra: stessi atomi, ma non sovrapponibili. Possono avere effetti molto diversi. Per esempio le due forme del carvone – molecola presente negli oli essenziali di alcune piante, l'esempio classico che si usa per spiegare la chiralità – profumano una di menta e l'altra di cumino dei prati, perché i recettori del naso sono a loro volta chirali. Nei farmaci la differenza è ancora più decisiva: una versione può curare, l'altra essere inefficace o dannosa.
In una normale reazione chimica le due forme nascono con la stessa probabilità. Gli organismi viventi però ne usano una sola: gli amminoacidi che costruiscono le proteine sono tutti nella forma “sinistrorsa”. È quello che i chimici chiamano omochiralità, e per oltre un secolo nessuno ha saputo spiegare come potesse emergere spontaneamente.
Il primo passo lo ha fatto Kagan nel 1986. Fino ad allora si pensava che la purezza del prodotto di una reazione dovesse essere più o meno proporzionale a quella del catalizzatore. Kagan ha dimostrato che non è così: in certe condizioni un catalizzatore non perfettamente puro può dare un prodotto molto più puro del previsto. È l'“amplificazione asimmetrica”, uno degli effetti non lineari citati nella motivazione.
Soai ha fatto il passo successivo. Nel 1995, in un lavoro pubblicato su Nature, ha descritto una reazione in cui il prodotto fa da catalizzatore alla propria produzione: un composto con appena il 2 per cento di prevalenza di una forma la amplificava progressivamente. Nel 2003 è arrivato al traguardo, con una reazione in cui si formava soltanto una delle due immagini speculari. “A parte la vita stessa”, scrive l'Accademia, “nessuno aveva mai raggiunto un simile risultato prima d'ora”. Le loro scoperte, conclude il comitato, sono state determinanti per i chimici che progettano reazioni per la produzione di farmaci.
Kagan, nato il 15 dicembre 1930 a Boulogne-Billancourt, è professore emerito all'Università Paris-Sud ed è considerato uno dei padri della sintesi asimmetrica. A 95 anni è tra i premiati più anziani nella storia del Nobel. Per lui il riconoscimento arriva con un quarto di secolo di ritardo. Nel 2001 il premio per la catalisi asimmetrica andò a William Knowles, Ryoji Noyori e Barry Sharpless, e la sua esclusione fece discutere: il Nobel può essere diviso al massimo fra tre persone, e lui restò fuori. Soai, 76 anni, è nato a Hiroshima ed è professore emerito alla Tokyo University of Science. Entrambi avevano già ricevuto la Chirality Medal della Società chimica italiana, Kagan nel 1998 e Soai nel 2005.
Il premio viene assegnato dal 1901, e insieme a quello per la Fisica è l'unico che l'Accademia conferisce ogni anno nell'ambito delle scienze naturali. Lo scorso anno il riconoscimento era andato a Susumu Kitagawa, Richard Robson e Omar Yaghi, per lo sviluppo delle strutture metallo-organiche: materiali porosi capaci di catturare gas, immagazzinare sostanze e separare molecole, con applicazioni che vanno dalla raccolta dell'acqua nel deserto alla cattura della CO2.
Quello per la Chimica è il terzo Nobel della settimana. Ieri il premio per la Fisica è andato al belga Francis Halzen, per il suo ruolo nella nascita di IceCube, l'osservatorio che usa il ghiaccio dell'Antartide per catturare i neutrini provenienti dallo spazio profondo. Gli altri annunci seguiranno nei prossimi giorni: la Letteratura, la Pace e, lunedì, l'Economia.