Caso Holostem, così è fallita un’operazione presentata come ripartenza già avvenuta

L’assemblea dei soci ha deliberato la messa in liquidazione della società solo nove mesi dopo un’intervista nella quale la nuova gestione descriveva il 2025 come l'anno della rinascita. E la contraddizione più grave riguarda la ricerca

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Palazzo Piacentini, sede del ministero delle Imprese e del Made in Italy (Foto Ansa)

Il 7 luglio 2026 l’assemblea dei soci di Holostem ha deliberato la messa in liquidazione della società. La decisione arriva meno di nove mesi dopo un’intervista nella quale la nuova gestione descriveva il 2025 come l’anno della rinascita: azienda tornata operativa, organico risalito a 55 persone, produzione di Holoclar riavviata, collaborazioni cliniche europee, automazione dei processi, piano pluriennale e sei nuovi prodotti di terapia avanzata da sviluppare nell’ambito del progetto IPCEI. L’amministratore delegato concludeva che Holostem possedeva “il know-how, le persone e la visione” per diventare il “Made in Italy della medicina rigenerativa”. Oggi la realtà certificata dagli stessi ministeri è diversa. Il percorso seguito dalla precedente governance della Fondazione Enea Tech e Biomedical, proprietaria del 100 per cento di Holostem, non avrebbe prodotto le condizioni necessarie per un rilancio stabile, nonostante le risorse pubbliche investite e i tentativi di trovare partner industriali e finanziari. Per questa ragione il Ministero non ha autorizzato l’ulteriore apporto di liquidità richiesto e la società è stata nuovamente posta in liquidazione.
Non siamo quindi davanti a un improvviso incidente finanziario. Siamo davanti al fallimento, almeno nella forma finora perseguita, di un’operazione presentata pubblicamente come una ripartenza già avvenuta. La contraddizione più grave riguarda la ricerca. Holostem non era nata come una scatola industriale alla quale applicare dall’esterno un piano commerciale. Era lo strumento attraverso il quale le ricerche sviluppate per decenni da Michele De Luca, Graziella Pellegrini e dal loro gruppo venivano trasformate in sperimentazioni cliniche e terapie. Holoclar, la terapia genica per l’epidermolisi bollosa e le piattaforme sulle cellule staminali epiteliali non erano prodotti intercambiabili, separabili dalle persone che ne avevano costruito le basi biologiche, cliniche e tecnologiche. Eppure, alla fine del 2025, le sperimentazioni per l’epidermolisi bollosa risultavano ferme da due anni, la produzione di Holoclar era descritta come quasi bloccata e i ricercatori che avevano sviluppato quelle terapie non risultavano più coinvolti nei processi scientifici.
A quel punto la domanda era già inevitabile: chi guidava realmente la ricerca di Holostem?
Un’azienda può sostituire un direttore amministrativo, riorganizzare il controllo di gestione o affidarsi a nuovi consulenti finanziari. È assai più difficile sostituire il gruppo nella cui testa sono nati i progetti, che conosce la biologia delle cellule utilizzate, la storia dei processi produttivi, i fallimenti sperimentali, i vincoli clinici e le ragioni delle singole scelte tecnologiche. Allontanare o escludere quel gruppo e continuare a parlare di continuità scientifica significava ridurre Holostem a un vascello fantasma: lo scafo ancora dipinto con il nome glorioso, i laboratori illuminati, le vele gonfiate dai comunicati e la rotta tracciata nei piani industriali, ma il ponte di comando deserto. Coloro che conoscevano il mare, avevano costruito la nave e sapevano dove condurla erano stati lasciati a terra; a bordo restavano carte nautiche piene di promesse, mentre nessuno teneva il timone, semplicemente qualcuno a terra narrava la storia di rotte fantastiche. Il problema non è stabilire se un’azienda debba essere diretta da scienziati anziché da manager. Il problema è capire quale piano industriale potesse essere credibile dopo aver separato la struttura produttiva dalle competenze scientifiche che avevano generato i suoi principali prodotti. Nel comunicato celebrativo dell’ottobre 2025 si parlava di un “core team” completo, di nuovi vettori, di sei terapie da sviluppare e di una capacità che andava dalla ricerca alla produzione GMP. Poche settimane dopo emergeva pubblicamente che i programmi clinici erano fermi e che gli ideatori delle terapie erano stati esclusi. Nel luglio successivo la società è stata liquidata. 
Esiste poi una questione che richiede risposte contabili, non altri annunci. Holostem era stata selezionata nell’IPCEI Med4Cure con un progetto denominato “Integrated Platform for Cellular and Gene Therapy”, finalizzato, secondo la società, allo sviluppo di sei prodotti per malattie rare. Ancora il 3 luglio 2026 la Regione Emilia-Romagna ricordava che Holostem era una delle cinque imprese italiane destinatarie di fondi europei per la ricerca. Occorre dunque rendere pubblico, progetto per progetto, quale fosse l’ammontare delle risorse assegnate o previste, quali somme siano state effettivamente incassate, quali costi siano stati sostenuti, quali attività sperimentali siano state realizzate, quali milestone siano state raggiunte e quale sorte avranno ora i finanziamenti, le attrezzature, i dati e la proprietà intellettuale. Se nel bilancio risultano contributi, crediti o ricavi collegati a progetti di ricerca, bisogna spiegare a quali prestazioni corrispondano e chi abbia materialmente svolto quelle attività mentre le principali sperimentazioni risultavano ferme e i ricercatori originari esclusi.
Non è corretto affermare, senza i documenti contabili, che il denaro sia scomparso. È però pienamente legittimo chiedere dove sia stato impiegato, con quali risultati verificabili e sotto la responsabilità di chi. Tanto più perché il proprietario di Holostem è una fondazione pubblica, vigilata dal Ministero delle Imprese e dal Ministero della Salute, e perché lo stesso Governo ammette che il rilancio non è riuscito nonostante le risorse pubbliche già investite. Ora il Ministero promette che il “progetto Holostem” continuerà dentro una più ampia piattaforma nazionale di medicina rigenerativa. È una formula che ricorda troppo da vicino quelle già utilizzate per annunciare la rinascita dell’azienda. Prima di presentare un altro piano servono i dati sul precedente: denaro investito, attività compiute, terapie effettivamente prodotte, sperimentazioni avviate, rapporti con i ricercatori, obblighi europei e ragioni della nuova liquidazione. La scienza di Holostem non coincide con il suo marchio, con l’officina farmaceutica o con le presentazioni aziendali. Era costituita da conoscenze, persone e programmi sperimentali precisi. Chi ha preteso di salvare l’azienda espellendo o marginalizzando coloro che avevano generato quella scienza deve ora spiegare che cosa pensava di avere salvato.