Segni di vita sul pianeta più vicino alla terra

La scoperta su Venere dimostra che siamo pronti per indagare gli esopianeti

Umberto Minopoli

La scoperta del team della School of Physics and Astronomy di Cardiff dimostra che ormai abbiamo sempre nuove tecnologie per “leggere” nelle atmosfere dei pianeti e delle lune

Fino a poco tempo fa si pensava che il metano, un idrocarburo tra i più utili sulla Terra, abbondante nelle formazioni gassose che, a minori profondità, si accompagnano ai giacimenti di petrolio, costituisse chimica organica: un composto del carbonio, come il petrolio, derivato dalla decomposizione di sostanza organica, animale e vegetale. Quando il metano è stato scoperto su altri corpi del sistema solare ( Titano, la più grande luna di Saturno, ospita un oceano di idrocarburi di purissimo metano) è scattata la speranza: è la pistola fumante della vita extraterrestre? Poi la doccia fredda: si è scoperto che il metano (come il petrolio), sulla Terra non ha, necessariamente, origini solo biologiche. Ci sono processi chimici “inorganici” che possono produrre gli idrocarburi. Vale anche per la fosfina, isolata nell’atmosfera di Venere? Qui sulla Terra la troviamo, in natura, come sottoprodotto biologico di organismi estremofili. Ma nulla esclude che possano esserci processi chimici “inorganici” ancora sconosciuti che possano sintetizzarla. Dunque aspettiamo. Ma la notizia della scoperta del team della School of Physics and Astronomy di Cardiff, è straordinaria per altro: dimostra che ormai abbiamo sempre nuove tecnologie per “leggere” nelle atmosfere dei pianeti e delle lune. E questa è la svolta. Che vale non tanto per i pianeti e le lune del sistema solare. Queste possiamo facilmente indagarle attraverso le sonde artificiali. Vale invece per gli esopianeti: per i corpi celesti su cui, date le distanze incommensurabili, non possiamo esplorare con le sonde. E che dobbiamo indagare attraverso telescopi.

 

 

Finora la scoperta degli esopianeti era affidata solo a rilevazioni indirette degli effetti della gravità (i movimenti e le oscillazioni della luce delle stelle che gli esopianeti orbitano). Il futuro è invece, la spettroscopia: la possibilità di indagare la chimica delle atmosfere degli esopianeti. Per rivelare la presenza di gas organici o, indubbiamente, di origine biologica: l’ossigeno, per esempio. Sarebbe questa la pistola fumante per la scoperta di vita extraterrestre. E di vita complessa, non elementare. L’astrobiologia e la fisica distinguono, ormai, tra la vita elementare (microrganismi) che si presume abbastanza diffusa e la vita complessa (prima ancora di quella intelligente). La scoperta di vita microbica è ritenuta ancora possibile nel nostro sistema solare. Niente la può ancora escludere.

 

Marte e Venere, pianeti interni alla “zona abitabile” del Sole, potrebbero ancora riservare sorprese: una vita magari iniziata, miliardi di anni fa, a livello microbico e poi interrotta per qualche catastrofe ambientale. Purtroppo, nel sistema solare, non è immaginabile trovare altro. E sarebbe già eccezionale. Ben diversa la questione gli esopianeti. Qui, la possibilità, attraverso l’analisi della composizione dei gas atmosferici, di trovare vita complessa, una chimica sintetizzata da processi molecolari ben più avanzati di quelli microbici, è del tutto alla portata. Di recente alcune tecniche di osservazione innovative (progetto Exape dell’Unione europea) ha aperto speranze consistenti nella possibilità di individuare tracce di ossigeno su qualche esopianeta. Ma è con il telescopio spaziale James Webb, il cui lancio è previsto nel 2021, che saremo dotati della piattaforma per “leggere” l’atmosfera degli esopianeti. Tornando a Venere: un’altra nota di merito degli scienziati di Cardiff è la spinta che che la scoperta della fosfina dà ai programmi di esplorazione diretta, con sonde, del suolo e dell’atmosfera di Venere. Si tratta di una piccola rivincita, dopo la sconfitta della gara per la luna e l’eclisse della cosmonautica russa, dell’epopea spaziale sovietica. Che anticipò, con l’idea dell’esplorazione con sonde di Marte e di Venere, le idee dei nemici americani. Con esiti molto sfortunati. Ora l’intuizione russa viene prepotentemente rilanciata. Venere val bene… un viaggio.

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