Il mostro del payback farmaceutico

Le criticità di uno strumento che zavorra una delle principali industrie del paese
7 NOV 26
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Foto di Árpád Czapp su Unsplash

Il finanziamento della sanità è sempre un terreno di scontro: i costi del sistema sanitario nazionale crescono a causa dell’invecchiamento della popolazione, mentre le risorse restano scarse. Data la situazione delle finanze pubbliche, immaginare stanziamenti molto più ampi degli attuali è irrealistico. Tuttavia, il governo dovrebbe cercare di correggere almeno le storture più vistose, come il payback farmaceutico. Nato in condizioni emergenziali, tale meccanismo di recupero degli sforamenti della spesa è diventato nel tempo un mostro in continua espansione. Di fatto, scarica sulle imprese farmaceutiche non solo costi ingenti – dagli iniziali 400 milioni siamo arrivati a circa 2,6 miliardi – ma ogni anno crea enorme incertezza tanto per le imprese quanto per le regioni.
Nella legislatura, il governo ha cercato di mitigarne gli effetti: questa manovra contiene un modesto incremento del tetto, di circa 0,2 punti percentuali, sebbene solo a partire dal 2028. Ma non si può pensare di cavarsela con piccoli aggiustamenti: il problema nasce dal disegno stesso della misura, che pone un vincolo alla spesa farmaceutica ignorando che questa non è una variabile indipendente, ma una funzione del sistema nel suo complesso. E’ proprio la logica del tetto che andrebbe superata, o quantomeno rivista. Da un lato, bisogna sforzarsi di renderne più facilmente prevedibile l’effetto: al tetto alla spesa, che di fatto scherma le regioni dalle conseguenze dei loro sforamenti, bisognerebbe aggiungere un cap alla quota di questi ultimi che viene ribaltata sulle imprese, fissandone un valore massimo. Dall’altro, il tetto va reso più permeabile, per esempio con delle premialità per i farmaci nuovi e innovativi, oppure riconoscendo dei vantaggi alle imprese che investono nel nostro paese. Ci vantiamo sempre, e con buoni motivi, del surplus commerciale dell’industria italiana: il settore farmaceutico ne è uno dei protagonisti, ma non possiamo pretendere che rimanga competitivo quando siamo i primi a zavorrarlo con tasse improprie, imprevedibili e capricciose.