I numeri che non tornano a Schillaci

Il ministro della Salute chiedeva 5,5 miliardi per il Fondo sanitario, ma ne ha ottenuti 2,4. Intanto la manovra destina 1,6 miliardi ai voucher per gli over 75 e nuove risorse ai bonus per i figli. Misure che danno un sollievo immediato senza risolvere i problemi strutturali del Servizio sanitario

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Il ministro della Salute chiede 5,5 miliardi per il Fondo sanitario e il governo ne concede 2,4. Le regioni ne volevano 6,8. Il Fondo sale a 146,3 miliardi, con un incremento di 3,4 sul 2026, ma un miliardo era già stato stanziato con la manovra precedente. Si dirà che i soldi non sono infiniti, come Giorgetti ripete da mesi. Vero. Ma proprio per questo contano le scelte, e questa manovra scommette su ciò che si vede subito. Le regioni, che liste d’attesa e pronto soccorso li gestiscono davvero, chiedevano quasi il triplo: se erano stime gonfiate, il governo spieghi come si potranno garantire gli stessi servizi con gli attuali stanziamenti. Forse si poteva investire di più sul Fondo sanitario ed evitare i 300 euro per gli over 75: 1,6 miliardi, due terzi dell’incremento previsto. Il voucher fa comprare ciò che il Servizio sanitario non riesce a dare e lascia intatto il problema, come dire all’inquilino con il tetto bucato che c’è l’ombrello in omaggio. Stesso schema per il fondo dei nuovi nati: 100 euro l’anno uguali per tutti, più una detrazione del 19 per cento che rischia di premiare chi ha già qualcosa da mettere da parte. Un bonus dà una mano, non sostituisce una politica.
Schillaci non è alla prima delusione. La riforma della medicina generale che portava il suo nome, pur con l’appoggio delle Regioni, è stata bloccata in Parlamento dalla sua stessa maggioranza. Fare il ministro tecnico potrà anche avere i suoi vantaggi, ma quando si decide chi pesa di più in un momento di ristrettezza di risorse, avere le spalle coperte da un partito conta ancora. Il ministro non può restare l’unico a difendere la sanità pubblica mentre il resto del governo distribuisce bonus. Verrebbe da dire, forza Orazio!