Sintomi, rischi e precauzioni. Cosa c'è da sapere sull'Hantavirus

Come si trasmette, come proteggersi e l'importanza di ridurre i contatti tra persone e roditori. Le principali informazioni da conoscere su questa malattia infettiva

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11 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 12:39 PM
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Il 2 maggio 2026 l'Organizzazione mondiale della sanità ha segnalato un focolaio di gravi malattie respiratorie a bordo di una nave da crociera con 147 tra passeggeri e membri dell'equipaggio. All'8 maggio 2026 sono stati identificati otto casi, tra cui tre decessi. Il virus è stato identificato come hantavirus delle Ande. Nonostante le preoccupazioni, l'Oms continua a classificare come molto basso il rischio epidemico per la popolazione mondiale. Ecco dunque tutte le informazioni che serve tenere a mente su questta malattia infettiva, in base alle linee guida ufficiali del ministero della Salute.

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Cosa sono gli hantavirus?

Sono virus zoonotici che infettano naturalmente i roditori e vengono occasionalmente trasmessi all'uomo, dove l'infezione può causare gravi malattie e spesso la morte, sebbene le patologie varino a seconda del tipo di virus e dell'area geografica. Diverse specie di orthohantavirus possono causare malattie nell'uomo, tra cui i virus Andes (Andv) e Sin Nombre (Snv) nelle Americhe e i virus Puumala e Dobrava in Europa. Nelle Americhe, l'infezione è nota per causare la sindrome cardiopolmonare da hantavirus (Hcps), una condizione a rapida progressione che colpisce polmoni e cuore, mentre in Europa e in Asia gli hantavirus sono noti per causare la febbre emorragica con sindrome renale (HFRS), che colpisce principalmente i reni e i vasi sanguigni.
Nonostante tutto, le infezioni da hantavirus sono relativamente rare a livello globale. Nel 2025, nella Regione delle Americhe, otto paesi hanno segnalato 229 casi e 59 decessi con un tasso di letalità del 25,7 per cento. Nella Regione europea, nel 2023 sono state segnalate 1.885 infezioni da hantavirus (0,4 per 100.000), segnando il tasso più basso osservato tra il 2019 e il 2023. Nell'Asia orientale – in particolare in Cina e nella Repubblica di Corea – la febbre emorragica da hantavirus con sindrome renale continua a causare migliaia di casi ogni anno, anche se l'incidenza è diminuita negli ultimi decenni.

Modalità di trasmissione e sintomi

L'infezione da Hantavirus umano si contrae principalmente attraverso il contatto con urina, feci o saliva di roditori infetti o toccando superfici contaminate. Ad essere maggiormente esposto, dunque, è chi ad esempio svolge attività come la pulizia di edifici infestati da roditori, ma l'infezione può verificarsi anche durante le normali attività in aree fortemente infestate. I casi umani sono più comunemente segnalati in ambienti rurali, come foreste, campi e fattorie, dove sono presenti roditori e le opportunità di esposizione sono maggiori.
Ad oggi, la possibilità di trasmissione interumana è stata documentata esclusivamente per il virus Andes, diffuso principalmente in Argentina e Cile, che è anche quello che secondo le prime analisi ha causato il focolaio sulla nave. Infezioni secondarie tra gli operatori sono state precedentemente documentate nelle strutture sanitarie, sebbene rimangano rare.
Passando ai sintomi, la sindrome da hantavirus umano è caratterizzata da mal di testa, vertigini, brividi, febbre, mialgia e problemi gastrointestinali, come nausea, vomito, diarrea e dolore addominale, seguiti da improvvisa difficoltà respiratoria e ipotensione. I sintomi dell'HPS si manifestano in genere da 2 a 4 settimane dopo l'esposizione iniziale al virus. Tuttavia, possono comparire già dopo una settimana e fino a otto settimane dopo l'esposizione.

Esiste un vaccino contro l'Hantavirus?

Al momento, non esiste un trattamento antivirale specifico autorizzato o un vaccino contro l'infezione. La terapia è di supporto e si concentra su un attento monitoraggio clinico e sulla gestione delle complicanze respiratorie, cardiache e renali. In questo contesto, l'accesso precoce alla terapia intensiva, quando clinicamente indicato, migliora gli esiti, specialmente per i pazienti con sindrome cardiopolmonare.

Quali sono i rischi per la popolazione?

l rischio di contagio da hantavirus originatosi da questo focolaio sulla nave da crociera per la popolazione generale dell'Unione europa (e dello Spazio economico europeo) è molto basso secondo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc). Le autorità portuali sono state allertate e invitate a utilizzare dispositivi di protezione individuale e precauzioni adeguate in caso di contatto con casi sospetti. In linea generale, “Anche qualora si verificasse una trasmissione dai passeggeri evacuati dalla nave – scrive l'Ecdc –, il virus non si trasmette facilmente, pertanto è improbabile che causi numerosi casi o un'epidemia diffusa nella comunità, a condizione che vengano applicate le misure di prevenzione e controllo delle infezioni”. Inoltre, il serbatoio naturale dell'Andv non è presente in Europa. Di conseguenza, continua l'Ecdc, "non si prevede l'introduzione del virus nella popolazione di roditori e una potenziale trasmissione dai roditori all'uomo in Europa".

Come proteggersi

Ridurre i contatti tra persone e roditori appare fondamentale per prevenire l'infezione. Nel caso del virus Andes, si aggiungono poi le normali precauzioni per limitare il rischio di contagi da malattie respiratorie, come l’igiene delle mani, la cosidetta "etichetta respiratoria" (ad esempio coprendo le vie aeree quando si tossisce e si starnutisce) e il distanziamento fisico.
Qui le principali misure da utilizzare contro i roditori:
  • mantenere puliti gli ambienti domestici e i luoghi di lavoro, riducendo la presenza di fonti di cibo e rifugi per i roditori;
  • sigillare aperture, crepe e punti di accesso che possano consentire l’ingresso dei roditori negli edifici;
  • conservare alimenti e rifiuti in contenitori chiusi e protetti;
  • adottare procedure di pulizia sicure nelle aree contaminate da roditori o dai loro escrementi;
  • evitare di spazzare o aspirare a secco urine, feci o materiali contaminati dai roditori, per prevenire l’aerosolizzazione delle particelle virali;
  • inumidire preventivamente le superfici contaminate con detergenti o disinfettanti prima della pulizia;
  • lavare accuratamente le mani dopo attività a rischio o contatti con materiali potenzialmente contaminati.