L'Europa alle prese con l'Hantavirus. Le linee guida dell'Oms

Per i passeggeri e l'equipaggio della MV Hondius, l'Organizzazione mondiale della sanità, che ha adottato un approccio prudenziale, prescrive un monitoraggio attivo quotidiano per 42 giorni dall'ultima esposizione nota. Ma mentre l'organizzazione mondiale definiva il protocollo, i governi europei agivano ciascuno con la propria velocità

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11 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 02:01 PM
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Foto Ansa

L'Oms ha aggiornato ieri la sua guida provvisoria destinata a tutti gli stati membri con indicazioni puntuali su come identificare, classificare e monitorare le persone esposte al virus Andes, il ceppo sudamericano dell'Hantavirus che - a differenza di altri - ha dimostrato una limitata ma documentata capacità di trasmettersi da uomo a uomo attraverso contatti stretti e prolungati con soggetti sintomatici.
Il documento arriva a meno di ventiquattr'ore dallo sbarco dei passeggeri della MV Hondius, la nave da crociera diventata epicentro del focolaio che ha causato tre decessi e diversi contagi, e mentre Francia e Regno Unito hanno già varato misure d'emergenza per i propri connazionali rientrati. La ministra della Salute francese Stéphanie Rist ha annunciato questa mattina che una delle donne evacuate è risultata positiva e che le sue condizioni sono peggiorate durante la notte, un segnale che tiene alta la guardia delle autorità sanitarie di tutta Europa.
Il documento dell'Oms adotta un approccio prudenziale e parte dalla ridefinizione dei casi. E’ sospetto chiunque abbia condiviso o visitato un mezzo di trasporto dove si trovava un caso confermato o probabile e presenti febbre uguale o superiore a 38 gradi, accompagnata da sintomi muscolari, brividi, disturbi gastrointestinali o respiratori. E’ probabile la persona con gli stessi sintomi che abbia un legame epidemiologico noto con un caso confermato ma per la quale non siano ancora disponibili i risultati di laboratorio. E’ confermato chi risulta positivo alla RT-PCR o alla sierologia. Merita attenzione anche la categoria del "non caso": chi testa negativo ma sviluppa sintomi compatibili entro il massimo periodo di incubazione di 42 giorni deve essere ritestato e riclassificato. E’ "contatto", secondo l'Oms, chiunque sia stato esposto a un caso infettivo attraverso interazioni che comportino l'esposizione a secrezioni respiratorie, saliva, sangue o altri fluidi corporei: il contatto fisico diretto, la prossimità entro due metri per più di quindici minuti cumulativi, la condivisione di spazi chiusi come una cabina di nave o i sedili adiacenti su un aereo, e infine l'esposizione non protetta in ambito sanitario. Un passaggio cruciale riguarda il periodo di massima contagiosità: il rischio più elevato di trasmissione si verifica nella fase prodromica, quando i sintomi sono ancora aspecifici e difficili da riconoscere. Per questo l'Oms raccomanda di identificare i contatti a partire da due giorni prima della data di insorgenza dei sintomi del caso confermato.
Sulla base di queste definizioni, tutti i passeggeri e l'equipaggio attualmente a bordo della MV Hondius sono classificati come contatti ad alto rischio. Per loro l'Oms prescrive un monitoraggio attivo quotidiano per 42 giorni dall'ultima esposizione nota: ogni giorno, per sei settimane consecutive, un operatore sanitario deve contattare la persona verificando la comparsa di febbre, affaticamento, dolori muscolari e sintomi gastrointestinali e respiratori. Chi è ad alto rischio deve rimanere in una stanza separata, indossare un respiratore Ffp2 o N95 se le interazioni sono inevitabili, astenersi dal lavoro e rinunciare a qualsiasi viaggio non essenziale. Per i contatti a basso rischio l'approccio è meno stringente: auto-sorveglianza quotidiana senza restrizione delle normali attività, ma con l'obbligo di segnalare tempestivamente qualsiasi sintomo alle autorità sanitarie. Mentre l'Oms definiva queste linee guida, i governi europei agivano ciascuno con la propria velocità. La Francia ha scelto la strada della massima fermezza: il 10 maggio il primo ministro Sébastien Lecornu ha firmato un decreto, entrato in vigore immediatamente, che riguarda i cinque cittadini francesi che si trovavano sulla Hondius. Il provvedimento dispone una quarantena obbligatoria in struttura sanitaria per il tempo necessario a completare la valutazione medica ed epidemiologica, seguita dal mantenimento in quarantena o isolamento per una durata complessiva di 42 giorni. Il decreto estende il proprio raggio d'azione anche alle persone entrate in contatto con un passeggero della nave o con chiunque presenti un serio rischio di infezione, imponendo loro quarantena o isolamento fino a 42 giorni. Viene inoltre stabilito un obbligo di auto-segnalazione per chiunque abbia preso due specifici voli internazionali del 25 aprile - il 4Z132 da Sant'Elena a Johannesburg e il KL592 da Johannesburg ad Amsterdam - con quarantena domiciliare in attesa di una valutazione entro tre giorni. Il mancato rispetto delle misure è passibile di sanzioni penali, comprese ammende significative e nei casi più gravi la reclusione.
Il Regno Unito ha adottato un approccio altrettanto rigoroso ma articolato in fasi distinte. Londra ha completato il rientro di tutti i propri connazionali che si trovavano a bordo, coordinando il loro trasferimento all'Arrowe Park Hospital nel Wirral, dove si trovano ora in isolamento sotto osservazione medica. Non si tratta però solo di cittadini britannici: l'ospedale ospita un totale di 22 persone, tra cui un cittadino tedesco residente nel Regno Unito e un passeggero giapponese rimpatriato su richiesta esplicita del governo di Tokyo, che completerà il proprio isolamento in territorio britannico seguendo le linee guida dell'agenzia di sicurezza sanitaria Ukhsa. Il protocollo britannico si articola in due fasi. La prima, della durata di 72 ore, si svolge interamente nella struttura ospedaliera: i 22 passeggeri ricevono valutazioni cliniche complete e vengono sottoposti a tamponi per accertare eventuali infezioni in corso. Al termine di questo periodo gli specialisti di Ukhsa e gli infettivologi del Nhs decideranno dove ciascun passeggero potrà proseguire l'isolamento in modo appropriato. L'intero viaggio di rientro è stato condotto con rigorose misure di controllo: passeggeri, equipaggio, autisti e team medici hanno indossato i necessari dispositivi di protezione individuale, incluse le mascherine, per ridurre al minimo il rischio di trasmissione durante il trasferimento. Una volta completata la fase ospedaliera, ai passeggeri verrà chiesto di osservare un periodo di isolamento fino a 45 giorni dal rientro, con test regolari e contatto quotidiano con i team di protezione della salute di Ukhsa.
Il contact tracing britannico si estende ben oltre i passeggeri direttamente rientrati. Ukhsa ha lavorato a stretto contatto con i team di sanità pubblica delle amministrazioni decentrate - Scozia, Galles e Irlanda del Nord - e dei Territori d'Oltremare per tracciare ogni individuo che possa aver avuto un contatto ad alto rischio con i casi confermati. Anche queste persone rimarranno in contatto costante con le autorità sanitarie per 45 giorni dalla data della potenziale esposizione.
L'Italia, dal canto suo, si muove con toni più prudenti ma non resta ferma. Nella giornata di oggi il ministero della Salute emanerà una circolare per rafforzare i controlli sanitari su aerei, navi e altri mezzi di trasporto. Ai medici della sanità marittima, aerea e di frontiera - le cosiddette Usmaf - verrà chiesto di aumentare il livello di attenzione agli eventi sanitari a bordo. Verrà ribadita la circolare dell'Enac che obbliga i comandanti degli aerei a segnalare tutti i casi di passeggeri che hanno avuto problemi di salute in volo, con l'obbligo di avvertire immediatamente il ministero per qualunque caso sospetto. Il documento fornirà le definizioni di caso sospetto, probabile e confermato, ribadendo che il rischio di diffusione è valutato dagli organismi internazionali come basso o molto basso. Intanto in mancanza di indicazioni per la gestione dei quattro italiani attualmente in isolamento, i comuni si muovono in ordine sparso: i sindaci di Villa San Giovanni (RC) e Torre del Greco (NA) hanno firmato un'ordinanza che dispone 45 giorni di quarantena obbligatoria per i due ragazzi marittimi che hanno viaggiato sul volo Klm sul quale era salita per pochi minuti la donna sudafricana poi morta a causa dell'Hantavirus.