Da Nanterre alla Feltrinelli assaltata. La furia sostituisce l’ideologia

I cortei d’esordio del “maggio” francese,  la protesta antiborghese e la conquista dei diritti. Cosa cerca uno scassatore di vetrine 

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Non fosse che una malattia di cui non conoscevo l’esistenza ha reso pressoché inutilizzabili le mie gambe e dunque impossibile l’andare in luoghi che distano più di cento metri da casa mia, il sabato scorso nel pomeriggio sarei andato a vedere da vicino i protestatari e scassatori di vetrine che si erano dati appuntamento non so più dove a Roma per bissare le imprese compiute la settimana precedente in varie città d’Italia. Sarei andato di corsa per vedere da vicino i loro volti, per ascoltare le loro invettive, per capire quale tipo di furia avesse sostituito le ideologie tradizionali di chi vede tutto il male del mondo nel come funziona la società borghese e tutto il bene del mondo in chi vuole spezzare a tutti i costi le vetrine che proteggono i suoi beni. Non che in ogni caso mi sarebbe facile il capirlo. Siamo infinitamente lontani dalle modalità con cui tutto ciò si esprimeva ai tempi della mia giovinezza, 50 o 60 anni fa. Quando m’avessero detto che gli uomini della protesta antiborghese avevano assalito una delle librerie Feltrinelli (luoghi sacri della mia giovinezza, del resto lo sono tuttora) non ci avrei creduto. Come non avrei creduto che quattordicenni o quindicenni avessero rotto con una tale libidine le vetrine dov’erano deposte delle scarpe alla moda. Certo che tutto cambia al mondo e che è impossibile che i ventenni/trentenni di oggi agiscano al modo dei loro coetanei di mezzo secolo fa, uno dei quali il sottoscritto. Che poi uno degli ispiratori di queste odierne avventure fosse non un tipo alla Vittorio Rieser o Toni Negri, per dire di due notevoli intellettuali che stavano nella prima fila dei contestatori di allora, e invece un marocchino trentenne ospitato dall’Italia e che di questa ospitalità non era particolarmente grato.
Da lasciare di stucco infine che non fossero poche le voci che si levavano e si levano a difesa dei galantuomini di cui sto dicendo, presentati come gente che ha a cuore la sorte di chi guadagna mille euro al mese o qualcosina di più. La loro sorte, la pena della loro vita, migliorano dopo che sono stati fatti un po’ dappertutto danni per milioni di euro? Certo che nella nostra società convivono traiettorie ben diverse tra quelli che “hanno” e quelli che “non hanno”. Ma non mi pare che il marocchino trentenne avesse le ricette giuste per alleviare la sorte dei secondi. Qualcuno ancora dirà che questi comportamenti a loro modo rumorosi ci fanno ricordare la sorte di chi non ce l’ha fatta, di coloro per i quali è straziante il momento in cui c’è da pagare la rata dell’affitto. Bisogna inventarsi qualcosa perché quel giorno per loro non sia a tal punto lo scoccare di una tragedia. Il “riformismo” dei partiti di opposizione è nato per questo, però c’è poco da fare: dobbiamo fare i conti con il fatto che l’Italia ha il debito più alto fra i paesi sviluppati. Dove sono 112 miliardi quelli che sfuggono al fisco, tanto che lo farei mettere nella carta di identità di ciascuno la cifra che paga davvero al fisco.
E quanto ai cortei e alla loro etica, io non posso dimenticare quel che accadeva nei cortei d’esordio del “maggio” francese. Era un lunedì di maggio ed era stato convocato un grande corteo a difesa di uno studente tedesco, Dany Cohn-Bendit, il quale rischiava di essere espulso dalla Francia perché nell’Università di Nanterre si era gettato a capofitto nella difesa militante dei diritti degli studenti di quell’università dove in molti vivevano giorno e notte. Ricordo uno di quei diritti: lo starsene assieme nella loro stanza uno studente e una studentessa. Laddove questo diritto era riservato a poche ore della giornata. Ci furono molti sfracassi a Parigi per la conquista di quel diritto. Non so se ne valeva la pena, forse sì dal nostro punto di vista. Quel diritto gli studenti di Nanterre e noi che abitavano alla Maison d’Italie lo conquistammo. Assieme all’avere una stanzuccia a disposizione di tutti dov’era un televisore e vedemmo le imprese degli atleti che stavano conquistando le medaglie d’oro alle Olimpiadi. Non era poco, ve lo assicuro.