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Uffa! •
La violenza politica non è inevitabile. La destra di ieri e quella di oggi
Un incontro a Latina con i ragazzi di Azione universitaria per parlare del documentario "Nero è bello", trasmesso su RaiDue ormai quarant'anni fa, diventa l'occasione per parlare di quanto sia cambiato il clima politico. Similitudini e differenze
4 AGO 26

Foto dal profilo Instagram di Azione universitaria
Ve ne avevo scritto martedì scorso, del mio orrore innanzi alle continue eruzioni di violenza nella società italiana, nell’occasione in cui a Bologna muore un ragazzo in crisi nervosa cui due poliziotti si erano accostati con non sufficiente perizia, oppure nell’occasione di un vero e proprio esercito furente che si scaglia contro i cantieri su cui dall’Italia alla Francia dovranno viaggiare dei treni ad alta velocità. Dicevo di una vera e propria febbre della violenza che sta contagiando il nostro Paese. Figuratevi adesso, che vado a raccontarvi un episodio che va in tutt’altra direzione e che mi è successo a Latina una settimana fa.
Sono figlio di un tempo in cui giovani di destra e giovani di sinistra non potevano avvicinarsi gli uni agli altri, perché ne sarebbe nata immediatamente una baruffa o una scazzottata – o anche peggio. Mi succede invece oggi che Azione universitaria, l’organizzazione universitaria che raggruma gli studenti che chiamerò “meloniani”, mi inviti a Latina per raccontare la genesi di un mio documentario televisivo di oltre quarant’anni fa, “Nero è bello”, che venne trasmesso in prima serata su RaiDue. In un tempo in cui gli studenti di sinistra e quelli di destra dovevano starsene a debita distanza, io li avvicinai e li intervistai per raccontarli in tutta la loro verità, che ovviamente non era solo malvagia e violenta. Uomini e donne, erano persone di cui cercavo di afferrare la loro identità. I più non li avevo mai visti e sarebbero poi divenuti miei amici, da Stenio Solinas a Marcello Veneziani a Giuseppe Del Ninno. Conoscevo semmai i loro scritti, le riviste su cui si esprimevano, i circoli culturali che avevano organizzato.
Merito anche del regista William Azzella (che non c’è più e che ricordo qui con affetto), io e lui andammo alla ricerca di questi ragazzi con attenzione e pudore. Incontrammo Pino Rauti e i suoi seguaci, il fiorentino Marco Tarchi che dirigeva una rivista vivace e inedita per quegli ambienti. Dedicammo una parte della puntata alle loro donne (sorelle, fidanzate) e le convocammo in una piazza romana. Ricordo che a debita distanza, appoggiati con le spalle ai muri, se ne stavano in vedetta i loro fidanzati ove noi fossimo stati oltraggiosi nei confronti di quelle fanciulle. Ricordo nei particolari e personaggi e incontri. Il montatore del servizio televisivo a tutta prima si indignò che noi trattassimo i “neri” con tale riguardo, alla fine si disse entusiasta del lavoro che avevamo fatto. Quaranta e più anni fa.
Orgogliosissimo com’ero di questo mio antico lavoro, sono stato felice quando dei “neri” di oggi mi hanno chiesto di ricordarne le condizioni. In un palco a Latina per l’appunto. Dove si erano radunati degli universitari di “destra” che a me sono parsi lontani cento miglia dal tempo della violenza e dell’odio fra italiani. In platea, quelli che erano venuti si mostravano entusiasti di ogni mio accenno al fatto che fra “gente di sinistra” e “gente di destra”, il rapporto dovesse essere il più leale possibile, che una cosa è il confronto politico tutt’altra la guerra civile di cui purtroppo è zeppa la storia italiana del Novecento. Ascoltavano attenti e applaudivano al momento giusto. Nessuno di loro aveva a che fare con episodi della mia gioventù la cui immagine è costantemente sotto i miei occhi, quella di un giovane fascista che con una cintura in mano si avventa a colpire in pieno volto uno studente di sinistra. Io non ho mai sfiorato qualcuno con un dito, ma di immagini come quella che ho detto la mia memoria ne conserva parecchie e del resto da quel clima scaturirono i due terrorismi, quello rosso e quello nero, di cui tutti voi sapete benissimo. E tanto più che tutti noi quella violenza la davamo per scontata e pressoché indispensabile, come l’ossigeno di cui si doveva nutrire la nostra passione politica. Dio che orrore, per fortuna lontanissimo.
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Ps. Vado per una breve vacanza. Per due settimane sul Foglio del martedì non ci saranno i miei pezzi. Auguri a voi di buone vacanze.