di Giampiero Mughini
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L’odissea socialista. Fabrizio Cicchitto racconta un secolo di idee e divisioni
Dal primo Dopoguerra a Craxi: un racconto che entra nei dettagli di ciascun articolo o di ciascuna orazione politica tra i Cinquanta e parte dei Sessanta. Il libro corposo e accuratissimo dell'ex parlamentare
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28 MAR 26

Bettino Craxi ©Ansa
Una delle primissime volte che negli anni Sessanta impiegai le quasi due ore necessarie ad attraversare lo Stretto di Messina e raggiungere Roma dalla Catania dove abitavo e da dove ero partito, fu in occasione di un dibattito politico pubblico organizzato dalle federazioni giovanili dei partiti di sinistra, e dunque il Pci, il Psi, il Psiup, nato di recente da una scissione del Psi garantita e attuata a mezzo dei soldi forniti dal Partito comunista dell’Unione sovietica. A dar voce ai tre partiti erano in quell’occasione Achille Occhetto a nome del Pci, Fabrizio Cicchitto a nome del Psi, Gian Mario Cazzaniga (un intellettuale coi fiocchi che ha abbandonato la politica attiva vent’anni fa) a nome del Psiup. Conobbi in quell’occasione Cicchitto che tutt’oggi è uno dei miei più antichi amici e sodali.
Nel Psi, Fabrizio ha fatto tutta la sua carriera politica (più volte parlamentare), tanto che in un colpo solo ha scritto un libro corposo e accuratissimo dov’è raccontata tanto la sua lunga militanza nel Psi quanto la storia del Psi a partire dal secondo Dopoguerra. Non lasciatevelo sfuggire questo L’odissea socialista - Nenni, Lombardi, Craxi. 2 giugno 1946 - 19 gennaio 2000 (Rubettino, 2026). E’ un libro inteso a farvi capire perché in Italia la bandiera più vistosa della sinistra è stata impugnata così a lungo dal Pci, laddove i socialisti italiani hanno giocato altrettanto a lungo un ruolo subalterno. E dire che alle primissime elezioni del Dopoguerra, in fatto di voti, il Partito socialista aveva racimolato qualcosa in più del Pci. Solo che il Psi era indebolito dal fatto che nella sua stessa gente era prevalente l’ammirazione per il presunto socialismo reale dell’Urss e dunque la sudditanza per gli “italocomunisti” che facevano proprio quell’impianto culturale e politico. A cominciare da due figure chiave del Psi dell’immediato Dopoguerra, ossia il Pietro Nenni degli anni Quaranta (un grande oratore politico) e Rodolfo Morandi. Per entrambi era inimmaginabile che il Pci non fosse parte essenziale del blocco di sinistra, così com’era inimmaginabile che a sinistra non fosse decantato il comunismo sovietico. Tutto questo Cicchitto lo racconta fin nei dettagli di ciascun articolo o di ciascuna orazione politica tra i Cinquanta e parte dei Sessanta. Col risultato che la Dc in quegli anni raccolse un notevole bottino elettorale e guidò tutti i governi di allora. Per fortuna nostra, se pensiamo a quello che stava accadendo nei paesi cosiddetti a “democrazia popolare”, quelli in cui i marxisti-leninisti avevano vinto con le buone o con le cattive: in Polonia come in Cecoslovacchia, in Romania come a Berlino.
E difatti i due leader politici e intellettuali i più aguzzi del Psi di quegli anni furono Giuseppe Saragat (che però se ne andò dal Psi e fondò un nuovo partito, il Psdi) e Riccardo Lombardi, che sarà uno dei propulsori di quel centrosinistra in cui il Psi ebbe un ruolo notevole. Un Lombardi che ragionava così: “Introdurre una fortissima componente di direzione pubblica nell’economia del nostro paese; fare dello stato non già il despota ma il protagonista e il responsabile dello sviluppo economico del paese”.
Ne vengono le pagine più ricche e stimolanti del libro di Cicchitto. Le divisioni e le sottodivisioni del gruppo dirigente che indebolirono il Psi, la nascita nella Dc di una fazione che si opponeva con tutti i mezzi a qualsiasi ipotesi di “riformismo” che volesse cambiare i crismi della società capitalistica, la strizzatina d’occhio ai carabinieri (“il piano Solo”) da parte di di alcuni dirigenti democristiani di cui neppure un Aldo Moro poteva non tener conto, la nomina di Antonio Segni a presidente della Repubblica e dunque di un democristiano che faceva parte del drappello di cui ho detto. E comunque, mentre dalle generazioni più giovani arrivava un impetuoso vento politico (il “Sessantotto”), all’insegna di importanti innovazioni culturali ma purtroppo anche dell’irrealismo e talvolta di carature criminali, cambiò la storia del nostro paese. Poco dopo, sopravvenne l’èra di Bettino Craxi, forse il solo socialista italiano del Novecento che non nutrisse sudditanza nei confronti del Pci. Ma quella, fino al collasso rovinoso della Prima Repubblica, è un’altra vicenda raccontata da Cicchitto, una vicenda che richiederebbe un altro articolo.