Per una piazza piena di giovani che se ne fregano dell'ambiente

Crisi immobiliare? I ragazzi diventino regressisti e scendano in piazza per tornare all’ambientalmente menefreghista, sregolato e a buon mercato 1966

9 OTT 26
Immagine di Per una piazza piena di giovani che se ne fregano dell'ambiente

Foto di Guillaume de Germain su Unsplash

Seconda puntata della serie “Ma cos’è questa crisi immobiliare? Ma cosa vogliono questi giovani?”. Se, come dicono, l’80% dei venti-trentenni è ambientalista, i giovani piangano sé stessi: sono cause, o almeno concause, del proprio male, ossia dei prezzi spaventosi delle abitazioni. Ho scoperto che nel 1966 costruire un appartamento di 100 metri quadri del tipo Ina Casa costava 3.900.000 lire, 89.000 euri di oggi. Era edilizia spartana, ovvio, ma comunque un buon tetto per una bella famiglia (io sono cresciuto in case simili, un solo bagno, inverni con gli spifferi, e sono sopravvissuto).
Cos’è successo dal 1966 al 2026? Oggi con quei soldi ci compri una cantina... Perché i giovani, l’ho detto nella prima puntata, hanno affollato le grandi città, rendendole più costose. Perché tutti gli italiani, anzi tutti gli esseri umani, hanno cominciato a viaggiare forsennatamente, da cui la moltiplicazione dei b&b e la diminuzione degli affitti lunghi. Ma soprattutto perché sono diventati tutti fanatici dell’ambiente, da cui la proliferazione di regole, adempimenti, impianti e certificazioni che hanno ulteriormente gonfiato i costi delle case. I giovani, così ovinamente ambientalisti e progressisti, diventino regressisti e scendano in piazza per tornare all’ambientalmente menefreghista, sregolato e a buon mercato 1966.