"Tony", i tempi d'oro dei cuochi rockstar

Nel biopic ispirato all'autobiografia di Anthony Bourdain, il cuoco dalla vita spericolata, si celebra un'epoca in cui gli chef la facevano da padroni. Oggi ci sono rimasti i predicatori che vogliono solo farci la morale

1 SET 26
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Foto ANSA

Ho fatto una cosa novecentesca, una cosa che non facevo da tanto tempo: sono andato al cinema. Coerentemente, sono andato a vedere un film ambientato nel Novecento: “Tony” di Matt Johnson, ispirato a “Kitchen Confidential” di Anthony Bourdain, l’autobiografia del cuoco dalla vita spericolata. “I cuochi regnavano. Bevevano qualunque cosa, rubavano tutto ciò che non era inchiodato, e si scopavano qualsiasi essere umano, partendo dal personale di sala per arrivare ai clienti del bar”. Era il tempo in cui ai fornelli c’erano dei rocker, mentre adesso ci sono dei preti. E i preti cosa fanno? Predicano.
Ci è cascato anche Cesare Battisti, nel cui ristorante milanese ho sempre mangiato più che bene, e che a guardarlo sembrerebbe un tipo edonista. Eppure nel suo ultimo libro anche lui parla di etica. Come quel bizzocone di Norbert Niederkofler, l’organizzatore di “Care’s. The ethical Chef Days”, il raduno dei cuochi che vogliono farci sentire in colpa, che vogliono farci la morale. Ora Battisti si è aggiunto a questi quaccheri. Ma perché? 10-100-1.000 Anthony Bourdain.