Jim Harrison, l'estremista del cibo

Gli articoli dello scrittore americano e mangiatore luculliano (fra edonismo e New Journalism) raccolti in “Un pranzo da re”, pubblicato dall’ormai indispensabile Settecolori

8 AGO 26
Immagine di Jim Harrison, l'estremista del cibo

Foto Getty

“Un avvertimento a certi vostri lettori di sinistra, ovvero quegli ecologisti invasati che sono sempre lì a sbavare dall’indignazione. Uccido gran parte di ciò che mangio: anatre, quaglie, cervi, pernici, beccacce, trote, salmoni...”. Questo è, o meglio era, essendo morto nel 2016, Jim Harrison, scrittore americano e mangiatore luculliano. “Un pranzo da re”, pubblicato dall’ormai indispensabile Settecolori, raccoglie gli articoli fra edonismo e New Journalism di siffatto estremista del cibo, un po’ Henry Miller e un po’ Anthony Bourdain. Qui mi ricorda anche Bukowski: “Perché le cameriere sono sessualmente più vigorose delle attrici o delle modelle? Facile, perché lavorano a contatto con il cibo”. Mentre questo avrei potuto, o voluto, scriverlo io: “Ho adorato la torta di cervella di vitello con i pisellini sgusciati”. Avrei voluto conoscerlo prima e di persona, Jim Harrison, e mangiarci insieme bignè farciti con sanguinaccio, piccioni ripieni di animelle, orecchie di maiale brasate: “E’ cosa nota che mangiare orecchie di maiale tiri su il morale”.