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Le ragioni e il torto dei lefebvriani
Le differenze tra tradizionalisti e conservatori alle prese con le consacrazioni di Ecône
2 LUG 26

Foto Ap via LaPresse
Le consacrazioni di Ecône svelano la differenza fra tradizionalisti e conservatori. Il tradizionalista applaude chi mostra di difendere la tradizione a qualunque costo, il conservatore è preoccupato perché convinto che i mezzi estremi deturpino il fine. Io sono un conservatore. I lefebvriani hanno molte ragioni: il Concilio Vaticano II ha fallito, la messa in italiano fa pena, il dialogo interreligioso è puro indifferentismo, l’alto clero si inchina al mondo… E pochi torti, forse uno soltanto e però enorme: disubbidire a Gesù, boicottare la preghiera sull’unità dei cristiani (“ut unum sint”, perché siano una cosa sola). Un conservatore sa che il meglio è nemico del bene e pertanto preferisce un brutto compromesso a una bella guerra. Vorrebbe tornare al 2009 quando Papa Benedetto, Dio l’abbia in gloria, revocò la scomunica ai vescovi della Fraternità San Pio X. Ma intanto vede i cattolici di sinistra scarseggiare di fede, quelli di destra di speranza, tutti di carità. Afflitto, vede avanzare il sordido, l’arido, il rigido, il gelido, perché lo Spirito Santo chissà dove è andato a soffiare: lontanissimo, direi.
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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).
