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di Camillo Langone

Smettetela di prendere posizione su qualsiasi cosa

Per rovesciare la logica binaria del mi piace/non mi piace, si leggano le intervista al critico d'arte Arthur Danto
di
30 JUL 20
Immagine di Smettetela di prendere posizione su qualsiasi cosa

(foto Pixabay)

“Io leggo il New Yorker tutte le settimane, ma raramente sono d’accordo o in disaccordo con quello che leggo. Si tratta solo di leggere materiale”. Le interviste fatte nel corso degli anni da Demetrio Paparoni ad Arthur Danto, oggi raccolte in “Arte e poststoria. Conversazioni sulla fine dell’estetica e altro” (Neri Pozza) valgono per le riflessioni sull’arte contemporanea ma forse ancor più per la pacatezza e l’antimanicheismo del grande critico americano (Ann Arbor 1924-New York 2013).
Il manicheismo non è un’esclusiva del mondo dell’arte, autoreferenziale e mafiosoide, composto di cricche dedite alla scomunica reciproca: la politica è manicheismo puro ed è diventato piuttosto manicheo anche il mondo cattolico che del manicheismo (un’eresia) dovrebbe essere avversario. Prevale ovunque la logica del digitale che è binaria e idiota, mi-piace/non-mi-piace… Danto, che com’è ovvio aveva le sue predilezioni ma che saggiamente teorizzava l’instabilità del giudizio, insegna che non è necessario, non è possibile, non è ragionevole prendere posizione su tutto.

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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).