Il sovranismo italiano non ha futuro. Lo si capisce dai nervetti

Se siamo innanzitutto quello che mangiamo, gli italiani sono in stragrande maggioranza già perfettamente globalizzati. Matteo Salvini docet
5 SET 17
Ultimo aggiornamento: 03:51 | 22 AGO 20
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Nessuno consideri il sovranismo un pericolo: il sovranismo, almeno quello italiano, non ha futuro. Se siamo innanzitutto quello che mangiamo, gli italiani sono in stragrande maggioranza già perfettamente globalizzati. “La cucina del territorio è finita” mi dice Bassano Vailati, cuoco-ortolano ed eroe della cucina lombarda. Nella sua trattoria di Madignano serve nervetti eccelsi eppure i nervetti non li vuole più nessuno. Non li vuole nemmeno Matteo Salvini che intervistato sull’argomento ha detto i nervetti no, meglio i ravioli cinesi. I ravioli c-i-n-e-s-i. Del resto l’attuale capo della Lega è il successore di colui che pranzava a pizza e Coca-Cola, non certo a busecca e Barbera. Ma più che una questione politica è una questione antropologica: i libri di Carlo Petrini, gli articoli di Paolo Massobrio, le recensioni di Gianni Mura, di Camilla Baresani, di Roberta Schira e degli altri, mi ci metto anch’io, che per anni hanno cercato di mostrare bontà e bellezza della cucina regionale, non potevano guarire un popolo malato di estinzione. Il cibo lento, le chiocciole, il chilometro zero sono un rosario di sconfitte. Bassano mi racconta sconsolato che i clienti mondialisti liquidano il suo menù con queste parole: “Le solite cose”. E sono invece cose peculiarissime e sempre più rare (nervetti mai così morbidi, salami mai visti, tortelli cremaschi che ne mangeresti una zuppiera) mentre soliti, prevedibili, ubiquitari sono i paccheri, gli hamburger, il sushi. A mangiare i nervetti siamo rimasti in quattro gatti e nemmeno abbiamo sette vite: nessuno ci tema.