L'impresa di Kimi Antonelli ha avuto la meglio sulle intemperie del genere umano

3 NOV 26
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Domenica l’impresa del ventenne Kimi Antonelli ha avuto la meglio sulle intemperie del genere umano. Prima di deplorare con parole taglienti come rasoi, com’è costume dei rubrichisti, la prontezza altrui a passar sopra a guerre e altri flagelli, ho avuto un vago ricordo, come se la cosa mi riguardasse. E ho ripescato un brano da una piccola posta di un anno e mezzo fa, in cui senza far nomi, per discrezione, mi ero messo al passo coi tempi. Se posso farlo con un prossimo campione del mondo di Formula 1, figuriamoci con il torneo delle ragazze e dei ragazzi delle piazze di oggi. Diceva così:
“Giorni fa, forse perché non ho mai avuto la patente, ero stato attratto dalle notizie sul talento di un giovane campione di automobilismo. E’ molto simpatico, a quel che ho letto. Ha assaporato, racconta, da piccolissimo l’odore della benzina e il mondo dei motori. A cinque anni guidava il kart. A 12 anni era nella Driver Academy della Mercedes. E così via. Ha esordito in Formula 1 quando ancora non aveva la patente per guidare su strada. Ora ha già 18 anni, corre in Formula 1. Ha appena preso la maturità. Ha appena raggiunto il podio al Gran Premio del Canada. Dice cose intelligenti: ‘Sto ancora cercando quella linea sottile fra il massimo e l’eccesso’. Gli succedono cose divertenti. In vacanza, in Costa Smeralda, alla guida di una moto d’acqua ha finito la benzina ed è stato rimorchiato a riva da una barca di passaggio. Sono un ragazzo normale, dice. ’Quando ti capita un incidente un po’ di paura ti prende’”.
Evviva.