Zelensky, le elezioni, le visite degli italiani in Ucraina

Un passaggio sotto un cielo di missili e droni rafforza l’amore per la pace. Un invito da Stefano Lo Russo a Elly Schlein e Giuseppe Conte, divisi sul sostegno all'Ucraina: "Camminare per quelle vie, ascoltare quelle persone, potrebbe dare al campo largo una dimensione di facilitazione rispetto alla soluzione di una cosa molto complessa”

20 OTT 26
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(Foto Ansa)

La voce che si compiacciono ora di far correre è che ci sarà un “vertice a tre” per decidere dell’Ucraina, Xi Jinping, Trump, e Putin: faranno piano, che il rumore non arrivi a turbare i sonni di Kyiv e Kherkov.
La polemica fra Trump e Zelensky, dicono ora i commentatori d’ordinanza, si va troppo personalizzando. Trump aveva solo detto che è ora che Zelensky si levi di torno, e che Zelensky non ha mai voluto fare la pace e non lo vuole tuttora, a differenza di Putin, e che l’ostacolo è lui, mentre con Putin si ragiona bene – il portavoce di Putin ha approvato, e al Cremlino si staranno chiedendo se le reiterate invettive di Trump e Musk non vadano interpretate come una licenza di uccidere, completando la personalizzazione.
Zelensky ha osservato che si può essere un buon alleato o un killer. Ha ricordato di aver chiesto 60 giorni di tregua per improvvisare lo svolgimento di elezioni di emergenza – la Russia ne ha generosamente offerto uno, un giorno, per il voto, nemmeno l’indomani per il conteggio. Zelensky ha anche detto che se si tenessero le elezioni in Ucraina a guerra in corso lui si ricandiderebbe, e ha fatto benissimo, anche quando ha ribadito che non si possono tenere le elezioni in tempo di guerra e di legge marziale, quando i milioni di cittadine e cittadini ucraini sono esuli e le centinaia di migliaia sono sotto le armi e nelle città assediate. Ancora una volta ha mancato l’occasione, che continuo a considerare preziosa, di annunciare che, una volta che la guerra fosse finita, lui non si ricandiderà, togliendo così ai due compagnoni Trump e Putin un argomento di bassa propaganda, e riguadagnando l’apprezzamento inevitabilmente logorato dei suoi concittadini, dubbiosi che sia troppo attaccato alla carica, e comunque che non faccia bene, quasi cinque anni dopo, l’identificazione fra la causa ucraina e la sua persona, che pur fu decisiva nella prima resistenza all’invasione.
Ne avevamo riparlato sabato mattina alle Gallerie d’Italia, in occasione dei cinque anni del bel mensile letterario di Annalena Benini e Paola Peduzzi, “Review”, che aveva fra gli ospiti (mancava ancora qualche ora alla scorribanda in centro e alla libreria Feltrinelli alla stazione di Torino Porta Nuova) il presidente della regione piemontese, Alberto Cirio (Forza Italia) e il sindaco, Stefano Lo Russo (Partito Democratico). Lo Russo, ripreso calorosamente all’indomani da Marcello Sorgi sulla Stampa, aveva raccomandato ai concorrenti Elly Schlein e Giuseppe Conte, divisi sul sostegno all’Ucraina, di fare un giro da quelle parti: “Nella vita ho imparato che le cose, quando le vedi, quando le respiri, ti danno una dimensione di profondità che per quanto si possa leggere, studiare e analizzare, diversamente si fatica a raggiungere. Camminare per quelle vie, ascoltare quelle persone, potrebbe dare al campo largo una dimensione di facilitazione rispetto alla soluzione di una cosa molto complessa”. Invito molto ragionevole, che ha avuto anche l’effetto di far ricordare che nessuna/nessuno dei due ha trovato il tempo e la voglia di andare nell’Ucraina che sembrano concordare nel definire aggredita, in quasi cinque anni, nel corso dei quali gli italiani, non solo politici e giornalisti e umanitari, ma cittadine e cittadini privati di buona volontà, che hanno visitato l’Ucraina, sono molte migliaia. Se non altro, prendersi un passaggio in un paese bombardato, sotto un cielo di missili e droni – il rischio c’è benché minimo, statisticamente – rafforza intimamente l’amore per la pace.
(Poi c’è il caso dei giornali putinisti, le cui firme di spicco si sono ferreamente guardate dal viaggio d’istruzione in Ucraina, ma vantano i viaggi in Russia, tutto compreso).