IL FOGLIO AI
Un viaggio a Kyiv per Schlein e Conte. La lezione di Lo Russo al campo largo
Alla festa per i cinque anni di Review, il sindaco di Torino trasforma una domanda sui libri in un messaggio politico: per capire l’Ucraina bisogna andarci, vedere la guerra e ascoltare chi la vive. E la sinistra, prima di trovare un compromesso, dovrebbe fare i conti con la realtà
17 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 12:08

Doveva essere una domanda letteraria, è diventata una risposta politica. Alla festa per i cinque anni di Review, l’inserto culturale del Foglio, alle Gallerie d’Italia di Torino, al sindaco Stefano Lo Russo è stato chiesto quale libro regalerebbe a Elly Schlein e Giuseppe Conte. Lui ha cominciato a ragionare sui saggi capaci di spiegare i tempi che viviamo, la situazione internazionale, i grandi cambiamenti che attraversano il mondo. Poi ha lasciato perdere la biblioteca e ha scelto una destinazione: Kyiv. Invece di un libro, ha detto, regalerebbe a entrambi un viaggio nella capitale ucraina. E la platea ha applaudito.
Non era una battuta e neppure un invito turistico. Era un modo, piuttosto netto, di parlare alla coalizione di centrosinistra su ciò che continua a dividerla: l’Ucraina. “Nella vita ho imparato che le cose, quando le vedi, quando le respiri, ti danno una dimensione di profondità che per quanto si possa leggere, studiare e analizzare, diversamente si fatica a raggiungere”, ha spiegato Lo Russo. E poi il punto più politico: “Camminare per quelle vie, ascoltare quelle persone, potrebbe dare al campo largo una dimensione di facilitazione rispetto alla soluzione di una cosa molto complessa”.
La complessità evocata dal sindaco ha una traduzione molto concreta: come può una coalizione che vuole governare l’Italia trovare una posizione comune sulla difesa di un paese aggredito dalla Russia? Il Pd di Schlein rivendica il sostegno anche militare all’Ucraina, il M5s di Conte resta contrario a nuovi invii di armi. Solo pochi giorni fa, alla Camera, le opposizioni hanno presentato risoluzioni distinte, pur evitando questa volta di votarsi apertamente contro. Un passo avanti nei rapporti tra alleati, certo. Ma non ancora una risposta alla domanda fondamentale.
La proposta di Lo Russo è interessante proprio perché sposta il terreno della discussione. Non suggerisce un nuovo tavolo di coalizione, un documento più vago o una formula capace di accontentare tutti. Suggerisce di guardare in faccia la realtà. Di ascoltare chi vive sotto i bombardamenti, chi manda i figli a scuola in mezzo agli allarmi, chi deve pensare ogni giorno alla difesa della propria città. Non è detto che un viaggio produca automaticamente un accordo politico, ma può impedire che un accordo nasca soltanto dall’esigenza di non litigare.
Lo Russo, del resto, non parla di un paese lontano. Torino ha costruito legami con Kharkiv e Leopoli; il sindaco ha ricordato anche l’accordo di cooperazione tra comuni italiani e ucraini che ha firmato a fine settembre come vicepresidente dell’Anci. È una solidarietà che passa dalle amministrazioni, dalle città, dai servizi, e non soltanto dalle dichiarazioni di principio. Anche per questo, nella cornice di una festa dedicata ai libri, la risposta del sindaco è sembrata meno letteraria e più necessaria: Schlein e Conte possono continuare a leggere molto sull’Ucraina. Ma per capire che cosa c’è davvero in gioco, ha suggerito Lo Russo, sarebbe meglio cominciare da Kyiv.