La tranquillità dei Nobel

Il fisico belga Francis Halzen, premiato per le ricerche antartiche sui neutrini, ha accolto il riconoscimento lontano dal clamore, chiuso in albergo e poi a cena da solo. Qualcosa di simile aveva fatto Peter Higgs, anche lui vincitore del Nobel per la fisica 

8 OTT 26
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Francis Halzen, premio Nobel per la fisica 2026 (Foto Ansa)

Ieri ho letto qualche articolo sull’astrofisico belga, Francis Halzen, 82 anni, che ha vinto il Nobel per la fisica grazie al suo programma antartico di ricerca sui neutrini. Si capiva, e ancora meglio dalle testimonianze allegre del suo amico Guido Tonelli e di Lucia Votano per Radio 3 Scienza, che Halzen dev’essere una persona molto simpatica e spiritosa. Come succede ai fisici, più spesso, per esempio, che ai letterati, o ai premiati per la pace. Poi ho provato a leggere qualcos’altro, per farmi un’idea, sia pur la più vaga, della questione. Sul Domani c’erano due pezzi, uno di Piero Martin, di cui sono lettore abituale, fin dove posso, l’altro di Emilia Margoni, la quale avvertiva che, impercettibili come sono, “circa 60 miliardi di neutrini provenienti dal sole, al secondo, attraversano ogni centimetro quadrato della terra”. Notizia che mi ha finalmente tirato su il morale rispetto alla situazione cosiddetta geopolitica del pianeta.
Sulla Repubblica, intervistato da Mattia Aimola nell’albergo di Torino, dove si trovava, Francis Halzen, “molto felice”, alla domanda: “Come festeggerà stasera?” aveva risposto: “Non festeggio. Me ne sto nascosto in hotel e poi vado a cena da solo”. Due anni fa Margoni, raccontando su Doppiozero il seminario fatidico del 4 luglio 2012 in cui si era confermata l’esistenza della “particella di Dio”, il bosone di Higgs, aggiungeva che nell’ottobre del 2013, “durante l’assegnazione del Nobel, Peter Higgs si recò in bus a Leith, lontano dal frastuono mediatico, a gustare del pesce in tutta tranquillità sulla riva del Firth of Forth”.