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La diplomazia parallela di Fedorov e le rudi verità dell’ex ambasciatore
L'ex ministro della Difesa di Kyiv viaggia liberamente negli Stati Uniti, nonostante sia a conoscenza di diversi segreti militari. Che la sua intraprendenza sia destinata a sfociare in un doppio potere?
2 SET 26

Foto ANSA
Mykhailo Fedorov, 35 anni, licenziato dalla carica di ministro della Difesa e trasformatosi perciò di colpo nel principale rivale di Zelenskyj, ha riscosso un largo sostegno popolare e una tenace sequela di manifestazioni di solidarietà, interrotta dalla sua sortita sulla possibilità e opportunità di tenere le elezioni per la presidenza anche durante la guerra, che è sembrata tradire anche agli occhi dei suoi seguaci un eccesso di ambizione. Ha cercato di riparare, mediocremente, spiegando che “non c’è un problema di persone”: c’è il problema di persone.
Dopo il congedo, e il rifiuto di accettare cariche diverse in patria, Fedorov bada a tenere il centro della scena. Con una novità, se non sbaglio. Che per la prima volta un esponente di spicco della politica ucraina si muove autonomamente sul campo dei rapporti internazionali, finora riserva di Zelenskyj e degli uomini di volta in volta da lui delegati. La nomina di consulente (gratuito) della Difesa italiana, che sarà probabilmente seguita dalla Francia, è comunque secondaria. Ma il programma del viaggio negli Stati Uniti sembra tale da preoccupare severamente Zelenskyj e la sua cerchia, provata com’è dalle indagini anticorruzione. Gli avversari di Fedorov si chiedono come possa viaggiare all’estero così spettacolarmente, essendo sottoposto alle limitazioni dell’età di leva e disponendo di segreti militari estremamente delicati. Lui comunque annuncia a Washington, dopo il passaggio italiano, di cercare investimenti, pubblici e privati, per “un nuovo fondo di difesa tecnologica”, e propone di aiutare gli Usa “a sviluppare le capacità dei droni, un esercito di droni, in cambio degli intercettori Patriot per l’Ucraina”. Proclama: “Sono pronto a gestire questo scambio”. Compiti che si direbbero riservati al governo ucraino. “Non esattamente un venture fund classico”, ha detto Fedorov al Financial Times: “Stiamo scrivendo una nuova storia della guerra”.
Il fondo si concentrerebbe inizialmente sulla robotica “da campo di battaglia”, sui droni intercettori ad alta velocità in grado di contrastare i nuovi droni d’attacco russi a reazione, e sui missili a basso costo guidati dall’intelligenza artificiale. “Non c’è altro modo di dialogare con Putin: lui capisce solo la forza”.
Non si sa se Fedorov incontrerà Trump o i suoi. Sono noti i suoi rapporti stretti con Elon Musk, che gli avevano ottenuto da ministro il divieto all’uso russo di Starlink nei territori occupati, condizione decisiva alla resistenza ucraina. Significativamente, lo scorso 26 agosto Zelenskyj ha decorato Musk con l’Ordine della Libertà. Il punto attuale è l’autorizzazione a usare la rete Starlink per colpire coi droni gli obiettivi russi in profondità, oltre la fascia prossima al confine. Il Kyiv Independent ieri riferiva la ribadita contrarietà di Musk, il quale “vuole il negoziato, non l’escalation”. I colloqui con Fedorov avrebbero dunque per ora mancato l’obiettivo. Resta l’impressione che, nel terreno finora riservato dei rapporti internazionali dell’Ucraina, l’intraprendenza personale di Fedorov instauri disinvoltamente una specie di doppio potere. E il destino di qualunque doppio potere è di durare poco.
Intanto, il 25 agosto l’Ukrainska Pravda ha pubblicato un’amplissima intervista all’ex ambasciatore italiano in Ucraina, Pier Francesco Zazo. Già conosciuto per la sua franchezza, uscito ora, a 67 anni, dal servizio, “uomo libero”, dice cose decisamente nette. Per esempio sul malanno e il danno della corruzione in Ucraina, e la contraddizione fra la sua ostinazione e la sua denuncia pubblica. Per esempio, che: “Ci sono italiani con una posizione pro-russa, e io non sono in grado di persuaderli ricorrendo alle argomentazioni. C’è un po’ di gente in Italia che non è mai stata in Ucraina, e che si fonda sulla narrazione russa. Arrivano a dirmi che a Bucha è stata tutta una messa in scena. E se dico loro che ci sono andato personalmente, che ho parlato con le madri delle vittime, che ho visto molte cose nella mia qualità di ambasciatore, non mi credono. Non vedo alcun modo per convincerli”. Per esempio, che: “Molti a Roma, anche fra i miei colleghi, credevano che l’Ucraina vessasse la sua gente che parlava russo, che il popolo dell’Ucraina sudorientale fosse discriminato perché parlava russo. La prima cosa che feci all’arrivo in Ucraina fu di andare a Kharkiv e a Odesa e scrivere i miei rapporti a Roma spiegando che non era vero: che tante persone parlano russo, ma si sentono ucraine”. Per esempio: “La Lega aveva un accordo con Russia Unita, il partito di Putin. Hanno anche ricevuto dei soldi, in passato. /…/ E poi dovete pensare che gli italiani sono molto pacifisti. E’ sempre stato nella nostra storia, anche per la Cristianità e il Vaticano. E’ molto difficile parlare coi pacifisti, lasciatemelo dire”. Per esempio: “L’Italia è sentita in Russia come un anello debole. /…/ Fake news, diffusione di dichiarazioni ufficiali russe, intromissioni in affari interni italiani – tutto ciò funziona. ... Sono sicuro, ma non posso provarlo, che ci siano giornalisti e opinion leaders pagati dalla Russia”.