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Guardare la Sardegna con gli occhi di Bandinu
Il giornalista descriveva l'isola come una terra parlata, spiegare che un nuraghe non è un muccio di pietre. L'ho sentito lodare poeticamente “il silenzio dell’altopiano”, come un privilegio prezioso
26 GIU 26

Foto Ansa
Sono ignorante, di Bachisio Bandinu ricordavo appena il mestiere di giornalista, in Sardegna, dove aveva diretto l’Unione Sarda, e sul Corriere. Il 23 giugno è morto, aveva 87 anni. La vocazione di Facebook per i necrologi può essere specialmente utile, e così è stato questa volta. Ho trascorso alcune ore a leggerli, a imparare, ad apprezzarne la rara qualità e ancora più il sentimento affettuoso e grato che li ispirava: due per tutti, Natalino Piras e Bastiana Madau. La Sardegna continua a incombere sulla mente continentale come un’ombra, abbagliante di vacanza e oscuramente coloniale. Sempre più strano, quando la frequentazione si è fatta così fitta, e l’influenza delle sue personalità così sentita. C’è stato un tempo in cui il segretario del Pci più forte e il presidente della repubblica più balzano erano ambedue sassaresi, “e pure parenti”. E’ ancora il tempo in cui la figura più influente della cultura politica italiana è quella di Antonio Gramsci. Grazia Deledda resta l’unica donna italiana premiata dal Nobel per la letteratura. E così via, fino ai nomi contemporanei, a tutti presenti, dei viventi o da poco trapassati. Ho letto i ricordi su Bandinu, insegnante, sociologo, antropologo, musicista o comunque musicale. Ho ascoltato suoi interventi in sardo e in (bellissimo) italiano, scorso la lista lunga di suoi scritti, libri e articoli. L’ho sentito descrivere la Sardegna come una terra parlata, spiegare che un nuraghe non è un muccio di pietre, lodare poeticamente il silenzio, “il silenzio dell’altopiano”, come un privilegio prezioso. Lui era di Bitti, in Barbagia, viveva a Golfo Aranci. Un suo libro era dedicato alla Costa Smeralda. Un altro, dei più impegnati e più volte ripreso, al pastoralismo.
Le due recenti notizie civili sulla Sardegna che sceglierei fra tutte come più significative sono dell’altro ieri una: la famiglia dell’emiro Al Thani, subentrata alla famiglia Berlusconi a Villa Certosa; di molti anni fa e ancora bruciante l’altra, la sterminata galera, 33 anni, del pastore Beniamino Zuncheddu, condannato per l’assassinio di tre pastori, e assolto in un processo di revisione due anni fa. Un pastore irrisarcito, un emiro del Qatar.