Se ne va l'ultima vera Villa

Il luogo dove Silvio Berlusconi riceveva capi di Stato, imprenditori, trastulli politici e trastulle d’altro tipo, roba che il paparazzo che è in noi voleva a tutti costi vedere sul suo Topolanek, ecco. Venduta

25 GIU 26
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Foto Ansa

Passano le epoche e finiscono le stagioni, viene anche quella stagione di mezzo “lungo la quale anche i migliori si danno un prezzo”, diceva il poeta. E che prezzi, poi, mica tutti di saldo. Cambiamenti d’epoca, però. Inevitabili. La famiglia Gedi ha venduto Repubblica, uno pensa di comprarsi Mediobanca ma un altro si compra Montepaschi; Beppe Sala vende San Siro e quasi finisce al gabbio, Palestra invece se lo compra il Chelsea e finisce la Marotta league. Nessun diamante è per sempre, per smentire quelli là. Ma la vendita di Villa Certosa, però. La vendita di Villa Certosa, alla famiglia Al Thani del Qatar – del resto una reggia a chi la vendi, a un rider di Borsa? – è un’altra cosa. E’ come se d’un tratto finisse il rococò. Villa Certosa, quella Disney immaginata da un miliardario allegro, niente cupa Xanadu, quella sorta di Hamptons ma con un solo padrone e in rigoroso stile egizio-sommaruga-brianzolio, avrebbe riso l’Ingegnere. Il luogo dove Silvio Berlusconi riceveva capi di Stato, imprenditori, trastulli politici e trastulle d’altro tipo, roba che il paparazzo che è in noi voleva a tutti costi vedere sul suo Topolanek, ecco. Venduta. Ma se guardate altre (s)vendite di grandi patrimoni italiani, diciamo che anche questa volta il Cav. ha fatto un affarone. In stile qatarino-brianzolo-coppedé.