A proposito de "La caduta" di Mussolini. Lettera a Ezio Mauro

Gli ultimi giorni del regime fascista nel programma su La7 dell'ex direttore di Repubblica
15 DIC 23
Ultimo aggiornamento: 04:01
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Caro Ezio Mauro, ho guardato il tuo programma su “La caduta” per la 7, mercoledì sera. Avevo letto quello che avevi scritto su Repubblica e nel libro Feltrinelli, dunque, per così dire, sapevo come andava a finire. Quella volta, perché come andrà, andremo, a finire questa volta, è ancora sulle ginocchia degli dèi. Guardando e ascoltando, invece che leggendo, qualche dettaglio mi ha colpito. Per esempio, che quando si comunica a Mussolini, il 26 luglio, che il re gli ha fissato l’udienza a Villa Savoia, il protocollo prescrive con insistenza che lui, il “comandante supremo delle forze armate operanti su tutti i fronti”..., si presenti in borghese – Rachele gli sceglie un abito blu “troppo pesante per la domenica estiva”. Per arrestarlo meglio – ridurre l’imbarazzo eventuale di carabinieri e militari.
Poco più in là, arriva un altro cambio d’abito, dall’uniforme militare al vestito civile. Riguarda il generale Giuseppe Castellano, per la firma dell’armistizio a Cassibile, in Sicilia, il 3 settembre. Bedell Smith e gli altri militari alleati in divisa, lui in borghese scuro, neri e incollati dalla brillantina i capelli già radi della storica fotografia. In realtà Castellano aveva le sue ottime ragioni, in borghese, e come “commendator Raimondi”, aveva già fatto il suo arrischiato viavai a Madrid e a Lisbona per preparare la conclusione. Ma questi episodi travestiti segnano anche loro la tragicommedia della caduta, e fanno sentire, alla distanza di oggi, più che rabbia e sdegno, una triste vergogna.