Isis, Hamas, Cina, Russia. Il valzer caotico che cela una guerra di potenza

L'odio per Israele per il miraggio di riconquista di Gerusalemme hanno fatto accantonare le rivalità interne all’islam
28 OTT 23
Ultimo aggiornamento: 03:56
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I miliziani di Daesh, il sedicente Stato islamico, erano delinquenti rotti a qualunque misfatto, contrabbando d’arte e di petrolio, smercio di droga, compravendita di schiave, ma ostentavano i vessilli neri e l’applicazione brutale e grottesca della sharia come la propria ragione di esistenza. Fomentavano e appoggiavano attentati terroristici nelle città europee, pubblicavano vedute di piazza San Pietro con la bandiera nera sventolante sull’obelisco, importavano e riesportavano ragazze e uomini musulmani dall’Europa e dall’occidente, ma si volevano prima di tutto sunniti, della propria peculiare interpretazione della sunna, e il loro nemico principale, prima degli infedeli – cristiani, ebrei, credenti e miscredenti di ogni genere – erano gli eretici e gli apostati, i falsi musulmani, e irriducibilmente gli sciiti. L’Iran degli ayatollah (e la maggioranza sciita irachena e la Siria alawita…) era il loro nemico giurato. Nei quasi quattro anni di vigore del Califfato – che lezione, per la più colossale alleanza internazionale! – fecero strage di yazidi, di sciiti, di curdi, di sunniti dissidenti, di cristiani, di ebrei... Una condizione come quella attuale, del sunnita Hamas – e del disponibile Jihad islamico – asservito, sia pur da servo-padrone, all’Iran della teocrazia sciita e alle sue propaggini, Hezbollah in primo luogo, perfeziona un mutamento enorme nella geografia politica del mondo musulmano. L’Isis e Hamas, sunniti ambedue, furono già rivali acerrimi, ma l’Iran sciita (e non arabo) e l’Iraq arabo di Saddam, dominato dalla minoranza sunnita, si fecero una guerra feroce per nove anni.
Ora l’odio per Israele e il miraggio della riconquista di Gerusalemme ha fatto accantonare le rivalità interne all’islam che erano il primo movente della guerra santa, e messo dalla stessa parte l’Iran e l’avanguardia terrorista antisemita usurpatrice dell’irredentismo palestinese. Israele sta commettendo un delitto irreparabile a Gaza, e i contabili di Hamas vedono crescere il saldo delle vittime dimenticandosi ormai di dichiararle martiri, contenti di allungare la colonna delle entrate. E dell’investimento che va perfino oltre la loro durata.
È uno, forse il principale, dei colpi di scena della contemporanea guerra di civiltà, espressione che, come quella della guerra di religione, distorce il suo senso più autentico, che è quello della guerra di potenza. Un gran valzer dallo spettacoloso scambio di dame e cavalieri. Il più rivelatore, del resto. L’Iran che foraggia Putin per l’Ucraina, asseconda la Cina per concedersi un giro con Riad, cambia di spalla i razzi spigionati degli Houthi, allenta le briglie alle milizie irachene, ha due obiettivi vitali, all’improvviso straordinariamente coincidenti: cancellare Israele e liquidare la ribellione delle donne e dei giovani. La Russia che manda in prima linea i mercenari della Wagner (salvo l’eccesso di zelo), assegna la seconda linea al bruto Kadyrov, festeggia la fratellanza con Kim Jong-un, e riceve al Cremlino gli emissari di Hamas – Jack lo Squartatore è morto. Il sultano della Turchia, il secondo esercito della Nato, che pronuncia l’elogio del patriottismo liberatore di Hamas e subito dopo, nemmeno il tempo di lavarsi le mani, telefona al papa Francesco. Il disordine non è mai stato così spropositato, sotto il cielo. La situazione non è mai stata così orribile. Tuttavia, nella famosa nebbia di guerra, si comincia a vederci chiaro.