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Renzi fuori dalla foto, i socialisti fuori dalla storia
La diffidenza di Conte verso Italia viva riapre una vicenda che va ben oltre gli equilibri del campo largo. Dalla stagione di Cofferati alla Leopolda dell’iPhone, la sinistra ha progressivamente cancellato il ricordo della propria componente socialista, laica e radicale, persino dal racconto dello Statuto dei lavoratori
31 OTT 26

Il leader di Italia Viva Matteo Renzi al Museo della Scienza e della Tecnica (ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)
Quando Matteo Renzi era una bella promessa (e non mi sembra che sia diventato un venerato maestro, quindi fate voi) lanciò la famosa battuta secondo cui aggrapparsi all’articolo 18 è come cercare di infilare un gettone nell’iPhone. La cosa buffa è che mentre il commissariato agli archivi della Cgil ha imparato a smanettare con le nuove tecnologie per cancellare dalle foto chi potrebbe fare ombra al capo, il comitato del campo largo sta rispolverando, per Renzi, i vecchi e casalinghi metodi analogici: si fa direttamente le foto senza di lui. Questo è vero alla lettera e in metafora: apprendo da un’anticipazione del libro di Bruno Vespa che per Giuseppe Conte la presenza di Renzi in coalizione “non è un problema nostro, ma dell’Italia”. Spetta a Elly Schlein, se proprio vuole tenerselo nella foto, evitare che faccia le boccacce e magari pure le corna. In sé la vicenda mi interessa poco: sia perché trovo comico che Conte, il politico più inaffidabile della storia umana, esiga garanzie sull’affidabilità altrui, sia perché al destino del nuovo Renzi “normalizzato” non attribuisco chissà quale significato politico. Però un residuo di significato c’è, ed è ricapitolato nel titolo del libro di Vespa: Storia della Seconda Repubblica. La fase inaugurata da Mani Pulite si può leggere infatti come un lungo e metodico sbianchettamento: quello che ha portato, anno dopo anno, a rimuovere perfino la memoria dell’altra sinistra, che non era stata né comunista né cattolica. La sinistra socialista, laica e radicale. Siccome la storia ha il senso dell’umorismo, uno dei principali cantieri di questa impresa di rimozione fu proprio lo Statuto dei lavoratori, e alla guida delle ruspe c’erano i protagonisti di oggi. La Cgil – regnante Cofferati – attribuiva il merito di quelle conquiste ai comunisti; Renzi, dal canto suo, proprio nella Leopolda dell’iPhone ricordò che la sinistra dell’epoca non le aveva votate. Entrambi omettevano un dettaglio: c’era un grande partito di sinistra che lo Statuto del 1970 non solo lo aveva votato, ma lo aveva pure scritto. Ma vai a ricordarti come si chiamava.