La Favola delle vespe

Garantisti con gli amici, forcaioli con i nemici. Ogni sentenza è giusta o sbagliata a seconda di chi ne beneficia. Tra indignazioni selettive e accuse reciproche, vespai che si detestano finiscono per sostenersi a vicenda, dando vita a un curioso equilibrio di mezze giustizie e mezze ingiustizie 

30 OTT 26
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(Foto Getty)

Mandeville è ricordato per la Favola delle api, io conto di passare alla storia con la Favola delle vespe. Le mie vespe – in questo mi affido all’autorità di Aristofane – sono i cittadini ossessionati dai processi che abitano un’ipotetica Repubblica di imenotteri suddivisa per nidi. “Tizio è un perseguitato”, proclamano le vespe del primo nido, “e il pubblico ministero non è che il lungo pungiglione del nido della repressione!” (tra vespe non usa dire longa manus). “Al contrario, Tizio è palesemente colpevole”, ribattono dal nido accanto, “e i giudici che lo scarcerano sono schierati con il vostro vespaio”. “Vespacce ipocrite! A voi andava bene quando il tribunale assolveva Caio, e ora che assolve Tizio non va bene più?”. “Proprio voi parlate, che brindavate all’arresto di Caio e vi disperavate per l’archiviazione di Sempronio? Eppure il gip era lo stesso”. “Ma Sempronio se l’è cavata solo perché il giudice ha dato retta ai vostri ronzii!”.
I vespai si detestano, ma sono persuasi di parlare in nome della Giustizia. L’accusa che si scambiano più spesso è questa: “Siete garantisti con gli amici e forcaioli con i nemici”, e di solito è ben fondata. A voler vedere il bicchiere mezzo pieno si potrebbe ammirare, con Mandeville, “un complesso di cui nessuna parte era contenta; esso, come nella musica l’armonia, riusciva ad accordare le dissonanze, a far sì che le parti palesemente avverse si sostenessero a vicenda, come per dispetto”. Due mezzi garantisti fanno un garantista intero? In un certo senso sì: ogni vespaio protegge i propri accusati. Ma è pur vero che sono all’opera due forche parallele, ed è dura scampare all’una o all’altra. Si dirà che questo sistema di spinte e controspinte produce, almeno statisticamente, un equilibrio di mezze giustizie e mezze ingiustizie che è l’unica giustizia possibile in un paese refrattario al diritto. Ma la favola dei vizi privati e delle pubbliche virtù perde il suo lieto fine quando entra in scena un personaggio ahimè molto comune: il povero imenottero solitario che non gode della protezione di nessun nido.