Un signore entra in un processo (splash!)

La forma-processo (indagine, accusa, dibattimento, giudizio) è ormai un format che prolifera senza bisogno di un’aula apposita. Le commissioni parlamentari, gli sconfinamenti e la “delocalizzazione del processo”

28 OTT 26
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Foto ANSA

Un signore entra in un caffè – splash! La vecchia freddura gioca sull’ambiguità tra il caffè come bevanda e il caffè come luogo in cui la bevanda è servita, ma il meccanismo funziona anche in altri contesti. Pensate al cinema, per esempio: c’è stato un tempo in cui la frase “amo il cinema” indicava, indistricabilmente, i film e il luogo in cui erano proiettati. Ormai i due significati viaggiano su binari paralleli, e siamo circondati da gente che ama il cinema senza per questo metter mai piede in un cinema. Mi domando se qualcosa di simile non stia accadendo alla giustizia penale. La forma-processo (indagine, accusa, dibattimento, giudizio) è ormai un format che prolifera senza bisogno di un’aula apposita: cresce intorno ai tribunali come un’erba maligna (il circo mediatico-giudiziario), poi si riproduce in autonomia colonizzando nuovi terreni (i processi informali in tv o sui social), alla fine infesta giardini istituzionali che dovrebbero svilupparsi secondo altre logiche. Per esempio, le commissioni parlamentari.
Che alcune di esse – in testa a tutte l’antimafia – avessero istituito di fatto un’inquietante giurisdizione parallela lo aveva già denunciato Gerardo Chiaromonte ai tempi di Luciano Violante. Ma l’iniziativa di Gianluca Vinci – il presidente della commissione d’inchiesta sulla morte di David Rossi, che il 19 ottobre in conferenza stampa ha indicato due persone come mandante e complice – segna un passaggio ulteriore. È uno sconfinamento insidioso, perché la “delocalizzazione del processo” di cui parla da decenni Antoine Garapon equivale spesso, nel concreto, allo spostamento del giudizio in luoghi selvatici in cui l’accusato non ha garanzie salde a cui aggrapparsi. Perciò mi associo all’appello di Nessuno Tocchi Caino al presidente della Repubblica e al presidente della Camera affinché ristabiliscano i confini e tutelino “la netta distinzione tra inchiesta parlamentare, azione penale e accertamento giudiziario delle responsabilità”. Perché non si arrivi a dire, un giorno: un signore entra in un processo – splash!