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Nessun cataclisma dunque ci smuove
Trentatré anni da innocente e la paura di tornare in paese da assassino. La vicenda di Beniamino Zuncheddu riporta alla mente Il segreto di Luca di Ignazio Silone
9 OTT 26

(Foto Getty)
Andrea non può trattenersi a cena da zia Clarice, deve incontrare un amico. Ma lei non sente ragioni, estende subito l’ospitalità: “Sarà per noi un onore, se è un tuo amico. Di chi si tratta? Un forestiero? Un’autorità?”. No, è un paesano, le dice Andrea. “Si chiama, però non so se il nome ti dica qualcosa, Luca Sabatini”. Le dice, in effetti, qualcosa – abbastanza per rimangiarsi l’invito: “L’ergastolano?”. L’ex ergastolano, precisa Andrea: è tornato in paese dopo quarant’anni di galera perché il vero colpevole, in punto di morte, ha confessato. Poco cambia: “Vorresti condurre a casa mia un ex ergastolano?”. Gli occhi di Clarice si riempiono d’orrore. “Zia”, prova a spiegarle Andrea, “tu forse non lo sai, ma il pover’uomo era innocente”. Lei non vuol saperne: “Innocente o meno, egli è stato all’ergastolo”. Magari fosse la sola a pensarla così. In un primo momento Andrea aveva pensato di declinare l’invito tramite la domestica di don Serafino, il prete che ha accolto sotto il suo tetto l’ex detenuto. Ma il prete gli fa sapere che la perpetua, appena saputo del nuovo ospite, ha gettato il grembiule in terra e si è licenziata.
“Cos’ha da rimproverargli?”, domanda Andrea. “Evidentemente, d’aver passato la vita all’ergastolo”, risponde il prete. Andrea non vuol credere che i compaesani siano così gretti da scansare come un appestato un uomo solo perché è stato in prigione: “Nessun cataclisma dunque li smuove?”. Ripensavo a questi dialoghi da Il segreto di Luca di Ignazio Silone leggendo su Famiglia Cristiana una bella intervista a Beniamino Zuncheddu, che si è fatto trentatré anni di carcere per un triplice omicidio. Dopo i primi ventisei gli avvocati lo invitarono a chiedere la libertà condizionale: doveva solo dar prova del suo ravvedimento. Zuncheddu non seguì il consiglio. Perché era innocente e credeva malgrado tutto nella giustizia. Ma anche per un altro motivo: “E poi, se ammettevo le mie colpe, come avrei fatto a tornare in paese? Per tutti sarei stato un assassino. Come avrei potuto vivere così? Meglio restare in carcere”. Il segreto di Beniamino non è meno agghiacciante del segreto di Luca.