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L'antisemitismo e il rischio della norma "a una dimensione"
Approvare il disegno di legge, anche se si arrivasse al voto unanime, può essere solo il primo passo: serve un paese in cui partiti e società civile si impegnino per farlo vivere
30 SET 26

Foto ANSA
“Vera fede che scaturisce dai recessi del cuore e la fede nata dalla vergogna e dal dovere paiono uguali, ma sta attento e non confondere”. L’invito al discernimento del mistico tibetano Milarepa, vissuto poco dopo l’anno Mille, merita di essere raccolto anche negli anni Duemila. Ha ragione Liliana Segre quando dice che “ci sono temi sui quali un paese civile dovrebbe ritrovarsi unito al di là delle logiche di schieramento”. Ma bisogna stare attenti e non confondere i costumi e la mentalità di un paese con i provvedimenti dei suoi legislatori, i temi con i disegni di legge e l’unità profonda con il voto unanime in parlamento.
Il rischio è che la legge contro l’antisemitismo sia, per usare la celebre formula di Paolo Prodi – una “norma a una dimensione”, tutta schiacciata sul diritto positivo, priva del respiro della vita morale della comunità che vorrebbe disciplinare. Del resto, è proprio quando vien meno un ethos condiviso che si è costretti a legiferare su tutti gli aspetti della convivenza. Dovessi trovare un’immagine, direi che il ddl è un benintenzionato pesciolino lasciato cadere in una boccia da cui è evaporata quasi tutta l’acqua. Si dibatterebbe per un po’ sul fondo, ma presto diventerebbe lettera morta. E se anche si arrivasse al voto unanime, i partiti più riottosi lo esibirebbero come certificazione burocratica dell’essersi occupati del problema, ossia dell’essersi liberati di una rogna. Ciò di cui avremmo bisogno è un paese in cui tutti i partiti, le forze sociali, i mezzi di informazione, le istituzioni culturali si dedicano quotidianamente a espellere l’antisemitismo dal perimetro della vita civile, invece di brillare per le loro assenze, per le loro indulgenze, per le loro omissioni, per le loro cittadinanze onorarie e lauree honoris causa a personaggi squalificati. Rischiamo di ottenere al suo posto – e forse è meglio di niente – un parlamento che vota all’unanimità una “grida a una dimensione” in cui pochi credono, e che pochissimi hanno intenzione di far vivere. Paiono uguali, ma sta attento e non confondere.