L'incubo di quei compagni di classe che governano il paese

I compagni più politicizzati del liceo sembravano innocui, persino divertenti. Vivevano la politica come un gioco identitario a costo zero. Il problema è che sono rimasti identici,  solo più stempiati, canuti e con qualche potere in più 

29 SET 26
Immagine di L'incubo di quei compagni di classe che governano il paese

(Foto Getty)

Ero un liceale alla vigilia della maturità quando Kurt Vonnegut, in un discorso inaugurale alla Rice University di Houston, lanciò questa battuta: “Il vero terrore è svegliarsi una mattina e scoprire che i tuoi compagni di liceo stanno governando il paese”. Terrore, addirittura? All’epoca – era il 1993 – la frase mi avrebbe fatto sorridere, e senz’altro divertì l’uditorio texano. Chi erano, dopo tutto, i miei compagni di liceo più politicizzati? Tribù postpuberali strette intorno a qualche totem, con i loro consumi culturali condivisi (si era ai tempi dell’Unità veltroniana, la coscienza di classe stava diventando, a forza di videocassette allegate, coscienza di target), le loro ricorrenze liturgiche (la manifestazione del venerdì mattina), i loro ornamenti rituali (tra i quali già allora spiccava la kefiyah). Insomma, ragazzi normali.
Vivevano la politica come un gioco identitario a costo zero: i loro bersagli – l’America, Israele, i signori della guerra, Craxi, il capitalismo, la Chiesa, i celerini, il ministro della pubblica istruzione – erano più che altro sparring partner esistenziali su cui farsi i muscoli e modellare i propri contorni ancora incerti; e la loro aspirazione più radicale era una bella assemblea d’istituto in cui, in nome della causa del momento, avrebbero proclamato l’occupazione – ma con il permesso di fatto del preside e per la disperazione dei bidelli. A Vonnegut avrei potuto rispondere: sì, il tuo scenario può sembrare terrificante, ma resta una trovata umoristica, perché quando si realizzerà saranno tutti diventati grandi! Mica vorrai farmi credere che a cinquant’anni sarò ancora circondato da adulti indistinguibili dai miei compagni di liceo, vero? Mica li troverò tali e quali a come sono adesso – solo più stempiati, canuti e imbolsiti – a occupare le direzioni dei partiti storici, a scrivere temi di attualità sulle pagine dei giornali, a giocare alla Comune con il benestare del questore o dell’assessore, a ripetere i loro interventi concitati negli studi dei talk show nazionali? E perché non mi sveglio tutto sudato?