Vannacci, Conte e il teppismo intellettuale

Non è una legge storica ineluttabile, ma dev’esserci un momento in cui l’aumento delle parole incendiarie raggiunge una pressione tale da scoppiare in un modo o nell’altro nell’azione. Rileggere il discorso di Papini del 1913

26 SET 26
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Foto Ansa

Spoiler: alla fine sarà stata colpa nostra. Ma partiamo dai titoli di testa: oggi il cineclub ha in programma un film a episodi del 1968, Capriccio all’italiana, e in particolare l’episodio diretto da Mauro Bolognini, “Perché?”. C’è una nervosissima, elettrica Silvana Mangano in autostrada a bordo di una decappottabile. Sprona quel mollacchione del fidanzato a pigiare sull’acceleratore, a tagliare la strada a tutti, finché il poveretto non fa schiantare un’altra auto contro un albero. Non basta: nella lite che segue, incita il compagno a colpire il tamponato con una chiave inglese. E qui facciamo un breve intervallo, giusto il tempo di rileggere un discorso di Papini del 1913: “Non c’è, nel nostro caro paese di parvenus, abbastanza teppismo intellettuale. Siamo nelle mani dei borghesi, dei burocrati, degli accademici, dei posapiano, dei piacciconi. Non basta aprire le finestre – bisogna sfondare le porte. Le riviste non bastano, ci voglion le pedate”.
Quel teppismo intellettuale, come si sa, diede il suo contributo all’ingresso in guerra e all’avvento del fascismo. Non dico che sia una legge storica ineluttabile, ma dev’esserci un momento in cui l’aumento delle parole incendiarie e delle rodomontate demagogiche – l’unica escalation che abbiamo sotto gli occhi – raggiunge una pressione tale da scoppiare in un modo o nell’altro nell’azione: nelle pedate papiniane o nella chiave inglese. Vannacci è il piccolo Mangano (o manganello) della destra, Conte della sinistra, e il gioco al rialzo ringalluzzisce tanti di quei pericolosi individui che affidano alla militanza politica il senso della loro vita: vedeste come gli brillano gli occhi quando dicono che si annuncia il tempo del conflitto, sinistra pura contro destra pura, e che l’epoca dei posapiano centristi e dei piacciconi riformisti è tramontata! Quando poi lo sconquasso sarà irreparabile, ovviamente daranno la colpa ai liberali, amici dei fascisti. E ora buio in sala, c’è da finire il film. L’ultima inquadratura è un titolo di cronaca che riferisce della tragedia autostradale: “La fidanzata del feritore si domanda piangendo: perché?”.