Rubriche
IL BI E IL BA •
Un pallosissimo remake di "La chinoise"
Vent’anni fa, all’apice della popolarità di Slavoj Zizek, John Gray colse l’ironia del suo successo: “Una delle ideologie più screditate della storia sta tornando in auge - non come forza politica, ma come bene di consumo sul mercato”. Oggi Montanari a Otto e mezzo riesce a far rimpiangere persino quel “cabaret intellettuale”
24 SET 26

(Immagini LA7)
Ho una mezza idea per un remake di un film di Godard del 1967, La chinoise, quello con gli studenti parigini che vivono in un appartamento pieno di simboli maoisti e soprattutto di copie del Libretto rosso. Si potrebbe intitolare El chileno, e il protagonista non sarebbe uno studente ma addirittura un rettore, che però pensa e parla come un liceale. Per il momento ho solo un’inquadratura, vista nella puntata di Otto e mezzo dell’altro ieri: mezzo primo piano di Tomaso Montanari che conciona dal salotto della sua borghesissima dimora; alle spalle una grande libreria sulla quale è messo bene in vista un posterino di Raffaella Carrà su fondo rosso con la scritta in spagnolo “Siempre voto comunista”. Lo so cosa state pensando: perché Carrà e non, più coerentemente, Rettore? È una lunga storia che comincia nel 1977 con il titolo di un rotocalco, e non c’è spazio per riassumerla neppure per sommi capi (magari lo farò nel film); ad ogni modo, la Carrà è diventata un’icona dei comunisti cileni.
L’immagine mi ha colpito come sintomo di un passaggio epocale. Vent’anni fa, quando l’astro pop di Slavoj Zizek brillava nel firmamento culturale, il politologo John Gray notò l’ironia implicita nel suo trionfo: “Una delle ideologie più screditate della storia sta tornando in auge – non come forza politica, ma come bene di consumo sul mercato. Non più confinato alle squallide riunioni di trotskisti attempati o alle lungaggini dei seminari accademici, il comunismo è stato reinventato come una sorta di cabaret intellettuale”. Trionfo del capitalismo, dunque? Sì, ma solo temporaneo. Passa ancora qualche anno, e quelli che si baloccavano con i detriti lasciati ovunque dalla catastrofe comunista cominciano a sfilarli uno dopo l’altro dalle teche pop, kitsch e camp in cui li avevano esposti con una strizzata d’occhio. Sono tentati ancora una volta di prenderli sul serio. L’istrionismo non privo di genio di Zizek cede il passo – di nuovo – alla tetra pedanteria degli scolastici, alla tronfia banalità dei retori alla Montanari che riversano astratti furori contro i signori della guerra e l’Europa delle banche. Ve lo dico, sarà un film pallosissimo.