Sydney Sweeney e la divina strafottenza che seppellirà il woke

Dalle polemiche sui jeans a quelle sulla pubblicità delle scommesse, l’attrice attraversa le guerre culturali con uno sguardo che sembra dire solo: chissenefrega

19 SET 26
Immagine di Sydney Sweeney e la divina strafottenza che seppellirà il woke
Sarà per via di quel cognome così eliotiano, ma quando vedo Sydney Sweeney mi vengono in mente solo pensieri in forma di poesia. Per esempio: “Bene non seppi fuori del prodigio che schiude la divina strafottenza”. Mi sono permesso di pasticciare un poco i versi di Montale perché “indifferenza” è parola troppo blanda per descrivere quel suo sguardo così lontano, così acquatico, così menefregoso, al tempo stesso adolescente e intemporale. Uno sguardo irraggiungibile da qualunque rimprovero e tuttavia talmente disinteressato a difendersi o a giudicare i suoi accusatori da apparirci misteriosamente benevolo, come quello di un Pierrot di Laforgue (“gli occhi sono annegati nell’oppio dell’indulgenza universale”). Lo abbiamo visto tutti, quello sguardo, diventato poi un meme, quando lo lanciò in risposta a un’intervistatrice che le chiedeva conto delle accuse ricevute per aver pubblicizzato dei jeans con una campagna considerata criptorazzista, quella dei good genes. Ora Sydney Sweeney è al centro di una nuova inutile gazzarra a causa di un’altra pubblicità, stavolta per una piattaforma di scommesse. Il capo d’imputazione è lo svilimento degli sport femminili, e offre l’ennesima occasione ai conservatori per sghignazzare sulle pedanterie della sinistra socialgiustiziera. Ma la polemica nuova m’interessa quanto la vecchia: meno di zero. Quello sguardo imprendibile, da Buddha elusivo, è la sola cosa che mi calamita, perché mi sono persuaso che contenga un germe d’illuminazione: è la via al sorpassamento delle guerre culturali, è la pace ineffabile che si sperimenta quando il grande dilemma – con il woke o contro il woke – ci appare alla stregua di un koan che non dev’essere risolto, ma superato in un’intuizione che lo trascende. Ah, se solo avessimo decifrato prima la divina strafottenza degli occhi di Sydney Sweeney! Ci saremmo risparmiati anni di bisticci, saremmo usciti dalla ruota del dolore delle polemiche che generano altre polemiche. È questo il modo in cui il woke finisce: non con uno schianto ma con un chissenefrega. Shantih shantih shantih.