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Bonino, Pannella e la galassia radicale di monolocali
L’abruzzese subsahariano e la piemontese gozzaniana: una coppia drammaturgica inscindibile. Dopo il loro divorzio politico, e dopo la morte di Marco, la casa divisa in sé stessa dei radicali si è dispersa in una miriade di trulli in cui si litiga sempre
12 SET 26

Foto ANSA
Una casa divisa in sé stessa non può reggersi, ma ogni tanto si registra qualche eccezione alla regola evangelica. Se le stanze sono arredate secondo gusti molto diversi, per esempio, un equilibrio paradossale lo si può trovare. Disse una volta Marco Pannella che Emma Bonino viveva, ai suoi occhi, in una specie di salotto gozzaniano, una casuccia piemontese tutta ninnoli, merletti, buone cose di pessimo gusto. Rivendicava per sé uno stile molto diverso, che definiva abruzzese, romano, soprattutto (chissà perché) napoletano. “E africano”, precisava Emma, pensando a certi bronzi che Pannella aveva avuto in dono da capi di stato durante la campagna contro la fame nel mondo, all’inizio degli anni Ottanta.
La differenza tra i due era tutta lì. Ma l’arredamento eterogeneo consentì alla casa radicale una solidità strutturale insolitamente longeva, fino alla separazione degli ultimi anni. Senza Emma, l’esuberanza vitale del Grande Gigante Gentile rischiava di farlo camminare sulle nuvole della megalomania (intesa però come passione per le imprese grandi più che come culto della propria grandezza) e di condannarlo all’inconcludenza; senza la generosità visionaria di Marco, d’altro canto, il pragmatismo prudente della nostra Nonna Speranza la costringeva a volare un po’ più in basso di quanto avrebbe potuto, e a ricevere il plauso di zie molto dabbene mascherate da spiriti liberi. Per questo l’abruzzese subsahariano e la piemontese gozzaniana erano, ai miei occhi, una coppia drammaturgica inscindibile, come Don Chisciotte e Sancho Panza, come Sherlock Holmes e il dottor Watson, come Marco Pannella ed Emma Bonino. Dopo il loro divorzio politico, e dopo la morte di Marco, la casa divisa in sé stessa dei radicali si è dispersa in una galassia di monolocali, di strapuntini, di chioschetti e di trulli in cui si litiga sempre.
È il motivo per cui tanti di noi, che quella casa l’hanno amata e occasionalmente frequentata – magari detestandola, come tutti i luoghi familiari – vagolano da anni con una valigia in mano, nella speranza regolarmente delusa di trovare un posto accogliente in cui posarla, tra i bronzi africani e i fiori in cornice.