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AfD e il risveglio dei Nazi zombies
Per l'egittologo Jan Assmann la “cripta della memoria” è dove una collettività stipa i ricordi che non possono ancora riposare in pace. Tutto rimane una parte vitale della memoria collettiva, che aspetta il momento giusto per erompere. E che potrebbe arrivare domenica, in un’urna non funeraria ma elettorale
4 SET 26

Foto Getty
Leggo su Politico che Hans-Thomas Tillschneider, l’ideologo dell’AfD in Sassonia-Anhalt, considera il nazismo un morto vivente, un passato che “rimane presente in un modo peculiare: come uno zombie”. La metafora non è nuova, anzi vanta una lunga fortuna cinematografica, ma con il tempo è cambiata di segno. Nei film antinazisti dei primi anni quaranta come Revenge of the zombies – in cui uno scienziato hitleriano cercava di creare un’armata di non morti al servizio del Reich – lo zombie era il soldato senza cervello in balìa di uno stregone. Ma al volgere di una generazione o poco più, tra gli anni Settanta e i primi anni Ottanta, ecco che il morto vivente comincia a incarnare proprio ciò che dice Tillschneider, un passato che non vuole passare (due titoli: Shock waves e Zombie lake). Il sottogenere ha avuto un revival recente. A mia conoscenza, l’ultimo film è dell’anno scorso, Nazi zombies, su delle ragazze che praticano la stregoneria nei pressi di un cimitero militare e risvegliano senza volerlo una banda di hitleriani assetati di sangue. Come so tutte queste cose? Semplice: ho sperperato i miei risparmi in libri del cavolo. A volte me ne pento, scorro gli scaffali e mi do del cretino da solo, ma non oggi: nel volume collettivo Nazisploitation! (Continuum, 2012) ritrovo infatti un bel saggio di Sven Jüngerkes e Christiane Wienand intitolato “A past that refuses to die: nazi zombie film and the legacy of occupation”.
I due studiosi ripercorrono la storia del genere alla luce di una nozione coniata dall’egittologo Jan Assmann, la “cripta della memoria”, il luogo dove una collettività stipa i ricordi traumatici che non è in grado di rielaborare e che, proprio per questo, non possono ancora riposare in pace. Questo nucleo irrisolto, avvertono gli autori, “rimane una parte vitale della memoria collettiva, che aspetta il momento giusto per erompere”. Ecco, il momento giusto potrebbe arrivare domenica, in un’urna non funeraria ma elettorale. Perché Tillschneider e i suoi forse non lo sanno, ma i Nazi zombies sono loro.