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IL BI E IL BA •
Niente è più sicuro che mascherarsi da sé stessi
Esasperare i tratti per cui veniamo riconosciuti colpisce amici e nemici allo stesso modo. Agisce da conferma, fissa il giudizio degli altri su di noi e in politica spesso paga
3 SET 26

Per disarmare la diffidenza di Cappuccetto Rosso e magari strapparle un sorriso, oggi il lupo si travestirebbe da lupo – solo un po’ più fumettistico, con zanne smisurate e guanti bianchi disneyani – e la bambina darebbe per scontato che sotto quel costume spaventoso si nasconda la nonna. Per un malintenzionato che voglia passare la dogana della pubblica circospezione niente è più sicuro che mascherarsi da sé stesso; meglio ancora, da una versione autoparodistica di sé, tanto caricaturale da sembrare un meme umano. Quando Trump vinse a sorpresa le elezioni del 2016, Emily Nussbaum scrisse sul New Yorker che nel calderone dell’umorismo online “la distinzione tra un nazista e qualcuno che fingeva di esserlo tanto per ridere era diventata sfocata”. Dieci anni dopo, il trucco funziona ancora. Tutta la campagna di Vannacci e dei vannacciani – ultima trovata: i rastrellamenti – si basa su un principio elementare: di questi tempi, un fascista che voglia farsi ammettere in società deve camuffarsi da fascista. Motto: il doppiopetto è sospetto, l’orbace è efficace. Con una sola mossa, il giocatore si mangia tre pedine. Primo: l’allarmismo degli antifascisti di Pavlov, che magari hanno una rubrichina quotidiana da riempire, costringe tutti a parlare delle sue sparate. Secondo: continuando a camminare sul filo dello scherzo, il fascista memetico-iperrealista alimenta l’equivoco, con l’effetto di galvanizzare i seguaci – che se la ridono sotto i baffi per il messaggio in codice – e far apparire i critici come barbogi privi di senso dell’umorismo, cosa peraltro non sempre falsa. Terzo: gli osservatori più spiritosi pensano che stia solo trollando la sinistra, e arrivano all’imprudente conclusione che sotto il costume da fascista debba nascondersi, se non proprio la nonnina di Cappuccetto Rosso, un personaggio meno grottesco, forse persino ragionevole, in ogni caso innocuo. E invece c’è Cappuccetto Nero. Secondo una leggenda metropolitana dura a morire, Charlie Chaplin partecipò a un concorso per sosia di Charlot e arrivò terzo. Come si piazzerebbe il generale in una gara d’imitatori di Vannacci?