Per una buona IA giudiziaria

Processi e tecnologia. Imparare a farsi buone domande per diminuire gli errori giudiziari

28 AGO 26
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Foto di Lorenzo Zambello per LaPresse

Facciamo un tour delle nostre zone erronee. Se non è stato l’imputato, chi è stato? Dobbiamo pensare che la vittima sia morta di raffreddore? Un delitto senza colpevoli? Ma allora ai parenti chi ci pensa, chi li garantisce? E poi, cui prodest, chi incamera i dividendi del reato? E come dare un segnale alla collettività che certi comportamenti non sono tollerabili? Come farle capire che lo stato è più forte delle mafie, che non china il capo davanti alle potenze straniere, che non si fa scrupolo, se c’è un diritto da tutelare, di intralciare gli affari di una grande impresa?
Sono domande che sentiamo fare spesso intorno ai processi che scaldano l’opinione pubblica; ma sono domande che ci immettono quasi fatalmente sulla china dell’errore giudiziario.
Ieri sul Dubbio c’era un bell’intervento dell’avvocato Guido Camera sull’applicazione dell’IA all’amministrazione della giustizia. Ne trascrivo la chiusa: “Se correttamente governata, l’intelligenza artificiale può diventare uno straordinario strumento di conoscenza e un formidabile antidoto contro l’errore giudiziario. Ma può produrre l’effetto opposto se le istruzioni che ne orientano il funzionamento non incorporano le garanzie del giusto processo. Anche alla macchina dobbiamo insegnarlo. Il pericolo non è soltanto che ci dia un giorno la risposta sbagliata; è che le sia stata prima posta la domanda sbagliata. È lì che può nascere l’errore giudiziario moderno”. A dire il vero, lì nasce anche l’errore giudiziario antico, e anche quello medievale: è appunto la nostra intelligenza naturale, incline alla persecuzione, che congegna le domande come tagliole. Diceva McLuhan che l’educazione del futuro non consisterà nell’insegnare le risposte – tutte a disposizione nei magazzini dell’informazione – ma nell’insegnare a formulare bene le domande. Penso che avesse ragione. Temo le domande degli uomini più che le risposte delle macchine. E da profano sogno una IA giudiziaria che filtri prima di tutto le domande sbagliate, e che al pubblico ministero sappia rispondere, come il Funari di Corrado Guzzanti: arichiedimelo mejo.