I gravi danni della stupidità rivestita d'intelligenza

In merito alla polemicuzza sul woke, il nostro brocco, che sfoggia di solito i panni dell’opinionista smart, dirà che il termine è un'invenzione dei cattivi o comunque una cosa dei buoni che i cattivi chiamano così per screditarla. Due nobili verità da ricordare
26 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 07:44
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Non esiste intelligenza che non sia foderata di stupidità (sono i suoi confini esterni), ma ben più gravi sono i danni della stupidità rivestita d’intelligenza. Un Diogene che con la sua lanterna volesse cercare il cretino lo troverebbe sempre lì, dove a suo tempo Sciascia stanò il cretino di sinistra: “mimetizzato nel discorso intelligente, nel discorso problematico e capillare”. Oggi il nostro brocco sfoggia di solito i panni dell’opinionista smart (alcuni modelli sono in commercio con PhD incorporato). A proposito della polemicuzza sul woke, per esempio, scriverà papiri interminabili punteggiati di “formazioni discorsive”, “narrazioni tossiche”, “strategie di framing” eccetera, per dire in sostanza che il woke è un’invenzione dei cattivi o comunque una cosa dei buoni che i cattivi chiamano così per screditarla. Torme adoranti lo condivideranno sui social al suon di “definitivo”, “pure le virgole”, “dove si firma?” e via compiacendosi.
Al nostro cretino in tuta mimetica da brillantone e al suo molto onorevole seguito sarà bene ricordare due nobili verità. Primo, se adottassimo il criterio secondo cui i fenomeni indicati da definizioni vaghe, contraddittorie o strumentalizzabili non esistono, potremmo tranquillamente – specie al tempo babelico dei social, in cui le parole si inflazionano in un quarto d’ora – smetterla di parlare di neoliberismo, di patriarcato e di qualunque altra cosa (sarebbe, a suo modo, una piccola illuminazione zen). Secondo: sul lungo periodo, non è molto furbo combattere una guerra, culturale o non, facendo finta che il proprio esercito non esista, che non sia localizzabile sulla mappa, che sia un fantasma generato dalla paranoia del nemico, e che basti giocare alle tre carte con le definizioni per risparmiarsi l’esperienza del fronte (qui la fonte non è zen, è l’arte militare taoista: “Sii così impercettibile da passare inavvertito, muta repentinamente come uno spirito misterioso”, raccomandava il generale Do You). Per un po’ il gioco ha funzionato, ma dal 2024 le carte sono scoperte. Tocca combattere a viso aperto, e invece di armarsi di cerbottane accademiche per parlare all’infinito del nemico e delle sue trappole retoriche, bisognerebbe cominciare a parlare con lui. Così almeno si fa in democrazia, la casa comune degli intelligenti e dei cretini.