Bene la giornata per Tortora, ma la vera finale era il referendum

Quando la Camera ha provato l'istituzione della giornata dedicata alle vittime della mala giustizia, abbiamo esultato, ma come chi festeggia la vittoria di una finale terzo-quarto posto. La partita, quella che conta, era già stata giocata

6 AGO 26
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Quale squadra è arrivata terza agli ultimi mondiali? Non me lo ricordo. Possibile? Eppure la partita l’ho vista, eccome se l’ho vista: era anche una delle più divertenti! Il problema, oltre al colabrodo che ho nella testa, è che la gara per il terzo e quarto posto è poco più che un’amichevole, giocata quando gli occhi di tutto il mondo sono ormai puntati sulla vera finale. Dunque la si dimentica presto. Ecco, ora sapete con quale animo ho reagito martedì al via libera della Camera all’istituzione di una giornata in memoria delle vittime degli errori giudiziari intitolata a Enzo Tortora. Ho stretto i pugni, ho esultato, ma come può farlo chi sa di aver già mancato la finalissima referendaria. Non sono l’unico ad averla vissuta con questo distacco, purtroppo. Mentre scrivo non si ha ancora notizia di reazioni ufficiali dell’Anm: non un comunicato della giunta, non un’intervista al presidente, neppure un trafiletto su “La Magistratura”.
E dire che quando la partita principale era ancora aperta avevano fatto le barricate contro la proposta di legge Tortora! Sta qui, forse, l’amarezza più grande: sono convinto che ci abbiano lasciato vincere la partitella dello stadio di Montecitorio solo perché avevamo già preso la batosta del referendum costituzionale. Stavolta la magistratura associata se n’è rimasta in panchina, preservando i muscoli per occasioni più importanti, e ha lasciato che scendesse in campo la nazionale B, composta essenzialmente di pentastellati – grande entusiasmo, piedi a banana – più qualche mediano imbelle del Pd. Se proprio devo dirla tutta, credo che la saggezza politica dell’Anm – una saggezza curiale, zarista, assolutistica: fate voi – non veda affatto con sfavore la nuova ricorrenza civile del 17 giugno. Sono così saldi nel loro potere, consacrato dall’unzione popolare, che possono trovare perfino utile che la plebe abbia un suo sfogatoio rituale, un effimero carnevale garantista. Che danno possiamo fare, ormai? Premesso tutto questo, e in attesa del match di ritorno al Senato, viva la nuova giornata e forza Enzo.