Tutto il mondo è un palcoscenico, e tutto il campo largo è un gazebo

Le parole di Giuseppe Conte e le reazioni che hanno suscitato tra gli alleati ricordano la scombiccherata rappresentazione dell'Amleto raccontata da Charles Dickens nel romanzo Grandi Speranze. In questo caso il dilemma è: aiutare o non aiutare Kyiv? 

5 AGO 26
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Tutto il mondo è un palcoscenico. Su Giuseppe Conte e la politica estera del campo largo la penultima parola l’ha detta lunedì Arturo Parisi in un post su X, rispondendo a Matteo Renzi: “Ucraina: Peccato che nel 1947 non c’erano primarie. Altrimenti De Gasperi, invece di rompere l’alleanza ciellenista di unità nazionale, sull’alternativa Usa-Urss avrebbe sicuramente proposto a Togliatti: ‘Andiamo alle primarie e che vinca il migliore’. Chi sa mai”. Dico la penultima parola, perché l’ultima l’aveva già detta Charles Dickens un paio di secoli fa nel romanzo Grandi speranze. Mi riferisco alla pagina in cui il protagonista Pip, che si è appena trasferito a Londra grazie alla fortuna ereditata da un misterioso benefattore, si trova ad assistere a una scombiccherata rappresentazione dell’Amleto messa in scena da un suo vecchio concittadino, il signor Wopsle. Quando il Principe di Danimarca pronuncia il suo famoso monologo – essere o non essere? – e si domanda se sia più nobile sopportare gli oltraggi di una fortuna atroce o prendere le armi contro un mare di guai, il pubblico in vena di scherzi lo scambia per una specie di sondaggio, e apre la discussione: “Chi gridò ‘sì’ e chi ‘no’, e qualcuno incline alle due opinioni, ma incerto, disse: ‘Prova a fare a testa e croce’, e ne venne fuori un vero e proprio dibattito”. Ecco, il Conte di Volturara Appula, capocomico, è entrato in scena reggendo in mano il teschio di un civile ucraino (ma lui è convinto che si tratti di un elmetto) e ha declamato il suo dilemma: aiutare o non aiutare Kiev? E il bello è che molti della sua compagnia di attori, invece di fischiarlo e buttarlo a pedate giù dal palcoscenico, hanno pensato che fosse una buona idea, un’idea molto democratica, tirare a testa o croce. La monetina è ancora lì che rotea nell’aria. Tutto il mondo è un palcoscenico, e tutto il campo largo è un gazebo.